di Giancarlo Grassi
Ci voleva il Meeting di Cl di Rimini per consentire a Matteo Salvini di regalare un diplomatico endorsement a Putin subito dopo essere apparso a La7 semplificando il conflitto e le domande sulla Russia a “basta parlare di prima guerra mondiale” quando in realtà si stava parlando della possibile Terza.
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“Sulle sanzioni alla Russia bisogna guardare i numeri” ha detto il noto economista Salvini, “l’avanzo commerciale della Russia è 70 miliardi di dollari, per la prima volta nella storia il sanzionato ci guadagna. Chiedo di valutare l’utilità dello strumento: se funziona andiamo avanti ma se funziona rischiamo di andare avanti dieci anni. Uno strumento che doveva dissuadere Putin nell’attacco finisce con il favorirne l’economia. Non vorrei che le sanzioni stiano alimentando la guerra. Spero che a Bruxelles stiano facendo una riflessione”.
Dunque, è il verbo di Salvini, ad alimentare la guerra non è l’imperialismo di Putin che velatamente ha addirittura cominciato a minacciare l’Estonia, ma sono le sanzioni a Putin. I calcoli regalati da Salvini al meeting di Cl suonano, in realtà, come un vero e proprio endorsement non all’aggressione, ma alla propaganda difensiva e vittimistica messa in campo dal Tiranno russo dal giorno immediatamente successivo all’invasione dell’Ucraina che Salvini, al governo, si è trovato costretto a condannare, invero assai timidamente. Ora in piena campagna elettorale e parte di una coalizione convintamente sovranista si sente evidentemente più libero.
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(23 agosto 2022)
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