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Interdipendenza economica opportunità di crescita per l’Italia

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di Massimo Mastruzzo*

Alla base della interdipendenza economica, ci sono:

  • il riconoscimento di diritti reciproci;
  • il riconoscimento reciproco della legittimità degli obiettivi;
  • la ricerca ed azione di politiche coordinate e concordate tra i territori e le Regioni.

Attualmente vediamo invece un sistema Italia con divisioni e contraddizioni che, in barba a quanto previsto dall’art. 3 della Costituzione, spende di più dove c’è già di più, e meno dove in realtà servirebbe. Questo “Sistema Italia ” sta irrimediabilmente giungendo al capolinea, la sua iniquità non è più economicamente sostenibile, né tantomeno moralmente accettabile.

Come Movimento per l’Equità Territoriale denunciamo l’eccessivo consumo del suolo nel territorio del nord Italia.

Il consumo di suolo in Lombardia viaggia al ritmo di 2 metri al secondo. Con circa 750 nuovi ettari cementificati, pari a 1.100 campi da calcio, la Lombardia è la prima regione d’Italia per consumo di suolo. Il Record nel Bresciano: la provincia di Brescia, con 214,5 ettari consumati in un anno (seconda in Italia dopo Roma), pari al 27% del totale regionale. Per noi del Movimento per Equità Territoriale  è fondamentale invertire questo processo avviando immediatamente una mappatura dei tantissimi siti dismessi che invece potrebbero essere reinsediati. È infatti provato il nesso tra l’accumulo e la concentrazione di ricchezza con l’inevitabile conseguente danno ambientale. Per questo motivo sosteniamo la corretta redistribuzione nazionale dell’economia, che grazie all’interdipendenza economica, non toglierebbe nulla ai territori già ricchi, anzi ne avrebbero un giovamento dal punto di vista dell’ecosostenibilità e della salubrità,  rendendo peraltro tutta la nazione economicamente più stabile.

Un concetto che ritroviamo anche nel libro “L’economia reale del Mezzogiorno” degli economisti Alberto Quadrio Curzio e Marco Fortis, dove viene del tutto smontata l’idea autolesionista che l’Italia possa fare ancora a meno del sud. I due economisti sostengono che se l’Italia scommettesse sullo sviluppo industriale del sud nel giro di pochi anni diventerebbe economicamente più forte della Francia e della Germania, arrivando addirittura ad essere il primo in Europa con il sud sviluppato ai livelli di alcune aree del nord, sostanzialmente far crescere il sud sarebbe un affare per l’Italia intera.

Bisogna capire che la narrativa, intrisa di pregiudizi, che vuole la nazione divisa tra “locomotiva del Paese” con al traino aree colpevolmente depresse, non è più sostenibile.

Siamo quindi convinti che serva lavorare ad una nuova visione di paese che guardi all’interdipendenza economica come ad una opportunità dalla quale trarre reciproci benefici. Basterebbe guardare all’economia del Mezzogiorno valutandone correttamente l’apporto alla creazione di ricchezza nazionale rilevando che, ad esempio, per ogni 100 euro di investimenti effettuati nel Mezzogiorno si verifica un “effetto ribaltamento”, a beneficio del Centro Nord, pari a 40,9 euro. Effetto analogo, ma di peso diverso, si registra per investimenti realizzati nel Centro-Nord: in questo caso, per ogni 100 euro di investimenti effettuati, si verifica un effetto dispersione a beneficio del Mezzogiorno pari solo a 4,7 euro. Ciò significa che un investimento effettuato nel Mezzogiorno ha una rilevante caduta sul resto del Paese, alimentandone la domanda interna, come ha fatto la Germania durante il periodo della riunificazione.

Ad avvalorare questa tesi v’è uno studio, seppur non recentissimo, curato da Srm (Intesa San Paolo) in collaborazione con Prometeia su “L’interdipendenza economica e produttiva tra il Mezzogiorno e il Nord d’Italia – Un Paese più unito di quanto sembri-” che mostra come le principali filiere produttive nazionali siano tra loro territorialmente interrelate e come il Mezzogiorno generi spesso spillover di attività per il resto del Paese oltre a contribuire in valore alla forza competitiva dei nostri prodotti all’estero. Ad esempio il “ribaltamento” per ogni 100 euro di investimenti è diverso nelle due direzioni:

Se investiti nel Mezzogiorno produco un ritorno (ribaltamento) verso il centro nord del 40,9% (40,9 euro); se l’investimento avviene nel Centro-Nord il ritorno verso mezzogiorno vale il 4,7% (4,7 euro).

Il Movimento per l’Equità Territoriale, che si ispira appunto al criterio di equità: “dare a tutti le stesse opportunità”, ritiene che questa nuova visione di Paese sia il pilastro della democrazia, la molla che ne favorisca la diffusione e la base per una crescita morale ed economica equilibrata.

 

*Segreteria nazionale M24A-ET
Movimento per l’Equità Territoriale

 

 

 

(16 agosto 2022)

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