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PNRR alle ortiche, Ddl aiuti alla frutta anche: per cacciare l’odiato usurpatore Conte si conta

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di Giovanna Di Rosa

Con sprezzo del pericolo la trasmissione MITO di Rai Radio Uno parlava il 13 luglio del “lascito politico del M5S”, traducibile in volgare con: “il deserto”. Giuseppe Conte sta dimostrando, dopo la grande sceneggiata del padre che abbracciava gli Italiani stremati dalla pandemia, quale è il suo disegno politico reale: picchiare alla cieca senza sapere dove si sta andando e mollare l’Italia al suo destino, e senza PNRR, dopo avere inneggiato a sé stesso per avere ottenuto il PNRR e avere cambiato il destino dell’Italia.

Imbarazzante politica da mercato delle poltrone quella che è offerta con disprezzo del pudore in questi giorni. Il grillismo contiano, una banda impreparata di nominati e messi lì – parrebbe a beneficio di un blog più che di una nazione, potevano vantarsi soltanto di essere maggioranza nel paese. Ora quel ragazzaccio di Di Maio ha deciso di togliersi di mezzo fondando un altro gruppo parlamentare che gli frega un eletto al giorno – e vedranno cosa succederà se dovessero lasciare il governo – si può essere più malvagi.

Vendetta è presto detta: togliersi dai piedi l’odiato usurpatore, anzi tutti e due. A colpi di blog e di Fatto Quotidiano Di Maio, a colpi di attacchi alla maggioranza Mario Draghi. Maggioranza che i grillini contiani dalla loquacità improduttiva non hanno più, numeri che calano ogni giorno in perfetta sincronia con i sondaggi e poi le dichiarazioni: il nulla assoluto, il vuoto totale, l’inconsistenza eletta a casta, lo spendere il denaro che non c’è per poter incolpare la politica al potere del denaro che non c’è, il puntare il dito contro il governo come se loro al governo non ci fossero dal 2018. Con tutti. Che è un po’ ciò che fanno le meretrici o i gigolò: basta che paghino.

Incapaci di guardare fuori dalla propria mutanda ecco il grillismo istituzionale riempire le caselle di posta elettronica (anche le nostre) di ingarbugliati comunicati stampa che parlano solo di chi li ha inviati e che ringraziano perché “sono stato eletto al Consiglio Nazionale” o al gruppo dirigente del Circolo che gestisce il bar all’angolo: una pena. Questo è ciò che rimane di coloro ai quali nel 2018 è stato delegato il governo del paese con il 32,8% dei voti e che nel 2022, secondo le proiezioni nazionali del voto delle Amministrative, sono fermi al 3,2 e senza futuro. Non rimane loro altro che non sia gridare il loro muoia Sansone con tutti i filistei, prima della definitiva tumulazione della maggioranza degli eletti grazie alla Legge elettorale che hanno voluto per cambiare l’Italia – avete per esempio sentito Giuseppe Conte parlare di come ridisegnare i collegi per evitare che molte regioni del Sud rimangano senza rappresentanza o formulare qualsiasi altra proposta che spinga verso un miglioramento di vita nel Sud d’Italia, assistenzialismo democristiano a parte?

Vedremo se fra gli uccellacci a cinque stelle prevarranno i falchi o le colombe. Fin ad ora li abbiamo visti più gabbiani, diciamo, pronti a divorare qualsiasi cosa senza andarci troppo per il sottile. Unica loro eredità: le indimenticabili sindacature di AppendinoRaggi che verranno consegnate alla storia ad imperituro ammonimento.

 

(13 luglio 2022)

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