di Giovanna Di Rosa
Prosegue senza sosta e nell’apparente immobilismo di tutte e tutti la frammentazione delle granitiche destre italiane che sotto la spinta di Meloni vedono messe in crisi gerarchie, maschilismi, colonnellismi, patriarcato nero e tutte le balle degli ultimi trent’anni. Così Salvini ha bisogno di puntare i piedi e fare il capo ordinando ai suoi di non partecipare alla conferenza programmatica di Fratelli d’Italia a Milano (in programma il 30 aprile e 1 maggio).
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Così, velocemente, Meloni e Salvini si muovono verso lo smembramento di una destra unita solo a parole, dicasi smembramento alla francese (andate a vedere cosa succede Oltralpe), ma lo fanno in stile tutto italiano: ridammi le mie cose, a casa mia non ci vieni più, con te non gioco più e la mia destra è più destra della tua. Perché così si costruisce una destra granitica, giocando a chi ce l’ha più duro come avrebbe detto un tempo l’ormai vetusto Umberto Bossi.
Ritirata la delegazione del Carroccio dalla conferenza programmatica del partito della Le Pen de noantri, il segretario leghista che si è distrutto con le sue mani, pensa di avere messo un punto. In realtà la faccenda si complica perché le granitiche destre unite e indistruttibili sono alla frutta in tutte le città dove si votano per i consigli comunali e vanno in ordine sparso, anzi sparsissimo: succede a Palermo a Verona, a Viterbo e a Messina. A Palermo per le destre corrono in cinque, forse sei, perché è meglio non farsi mancare nulla, e Salvini in anteprima siciliana ha coniato persino il nuovo Prima l’Italia, ennesimo contenitore-clone aperto a tutte le destre che non siano meloniane, perché dopo le recenti figuracce internazionali il logo Lega per Salvini (come già successo per Genova dove è diventato Lega per Bucci) meglio metterlo al fresco per un po’, che si mantenga per un futuro sempre più conservatore – e magari meno inconcludente e meno filo-russo.
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(30 aprile 2022)
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