Violento attacco ai migranti in Libia lo scorso 10 gennaio con pestaggi a donne e bambini

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di P.M.M.

Nella tarda serata del 10 gennaio scorso le autorità libiche e gruppi armati hanno sferrato un violentissimo, ed ingiustificato, attacco armato contro centinaia di migranti che stazionavano nel piazzale antistante la sede dell’UNHCR chiedendo un umano trattamento nel rispetto dei Diritti Umani.

L’attacco armato contro profughi disarmati, indeboliti dalla lunga detenzione, senza i necessari mezzi di sussistenza e per di più sfruttati dalla Libya che li utilizza come muratori, operai al soldo della popolazione quale pagamento di un debito mai contratto, sottoponendoli a forme di schiavismo condite da tortura ed abusi (spesso anche di natura sessuale) e a violenze psicologiche è qualcosa che il mondo che si definisce civile non può più tollerare.

I migranti erano accampati nel piazzale antistante la sede ONU da più di cento giorni, chiedendo quotidianamente attenzione, anche attraverso i mezzi moderni di comunicazione e operatori umanitari, all’Europa e agli stati occidentali sordi e ciechi di fronte ad una situazione insostenibile. Centinaia di loro sono stati trasferiti con la forza nella famigerata prigione di Ain Zara. Invece di sostegno e aiuto si trovano di nuovo prigionieri a causa di una decisione arbitraria, contraria al diritto internazionale e schiavi di gruppi armati ed autorità libiche in un territorio dove regnano odio, far west e brutalità.

Cosa intendano fare l’Italia e l’UE e per quali ragioni centinaia e centinaia di persone vengano respinte in mare e fatte rientrare nell’inferno libico è qualcosa che potremmo spiegare, oggi, solo con opinioni personali delle quali non si sente il bisogno parlando di un fenomeno come quello migratorio che tutto ciò che ottiene sono pareri disparati, odio e discriminazione, ed idiozie da bar, invece di solidarietà e reale sostegno e reale integrazione.

Nell’attacco descritto dai post su Twitter che vedete di seguito i profughi sono stati brutalmente picchiati. Tra loro erano numerose le donne e numerosissimi i bambini. In un collegamento attraverso uno spazio Twitter al quale abbiamo partecipato lo scorso 12 gennaio organizzata da Refugees in Libya (autori delle foto che pubblichiamo) palpabile è stata la disperazione dei profughi ammassati in una prigione come quella di Ain Zara la cui sinistra fama è nota in tutta l’Africa insieme agli abusi che al suo interno vengono perpetrati. Con manganellate e violenze le autorità libiche e i gruppi armati che le servono, hanno post fine a 103 giorni di protesta per dire basta agli abusi. Ecco i Diritti Umani secondo il mondo civilizzato nel 2022 che chiude occhi e orecchie e usa la bocca per dire il contrario di ciò che succede sul serio.

 

(13 gennaio 2022)

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