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Ma quanto gli sta antipatico Renzi? #iolapensocosì di Marco Biondi

di Marco Biondi #iolapensocosì

Terminata la Leopolda 11, mi sono preso la briga di ascoltare le parti più significative della kermesse e di confrontarle con quanto è apparso sui principali media, e mi sono reso conto di quanto distanza ci sia tra la realtà e la sua rappresentazione. E vorrei prendere alcuni spunti e condividerli, per amore di verità.

I media non si sono certo sprecati nel dare risalto all’evento. Hanno preso spunto da alcune dichiarazioni e le hanno commentate, generalmente in negativo. La prima riflessione è se questo evento possa essere o meno di interesse per gli italiani, tanto da meritare uno spazio nell’informazione.

La Leopolda non funziona come i pochi eventi di partito che sono rimasti. Si dice “perché tanto la linea la indica il suo fondatore!”, ma non è questo il punto. Il punto è che la Leopolda non è un congresso di partito, ma un incontro nel quale si confrontano e si formulano varie proposte. Quando Renzi dice che “la Leopolda è quel posto dove nascono le idee che poi finiscono in Gazzetta Ufficiale”, lo fa sulla base di dati di fatto: il jobs act, le unioni civili, l’industria 4.0, l’assegno unico, il family act sono tutte idee nate alla Leopolda che poi sono diventate Leggi dello Stato.

Alla Leopolda sono invitati anche rappresentanti di altri partiti, oltre che esperti e specialisti in varie discipline. Da decenni sentiamo raccontare nei congressi del PD ipotesi strabilianti che poi non diventano realtà. La prima conclusione che mi sorge spontanea è che la Leopolda non riceva l’attenzione che merita, ed è un peccato. Anche perché, quando i media ne parlano, generalmente lo fanno prendendo spunto da frasi che più possono attirare l’attenzione del pubblico e arrivando a conclusioni che nulla hanno a che fare con quanto effettivamente è stato detto o discusso.

Se l’informazione “di parte” si sente obbligata a camuffare la realtà, se non addirittura ad inventarla, significa forse che non ha armi per combattere nel merito o non ha interesse a che questa realtà venga diffusa come meriterebbe.

Se Renzi articola puntualmente le incongruenze della magistratura nell’affare OPEN, perché negli articoli si legge che Renzi è “in pesante difficoltà nei sondaggi, e con qualche grattacapo giudiziario (la Repubblica del 23/11)”? E perché questo viene fatto senza nemmeno accennare agli ottimi argomenti prodotti dallo stesso Renzi e dagli eccellenti studiosi e giuristi intervenuti alla Leopolda. (Cassese, Nordio, ecc)? Se Renzi si incontra con Gentiloni a Bruxelles e non fa trapelare nulla dei contenuti di tale incontro, perché si deve poi leggere che Renzi vuole “sparigliare le carte” a suo interesse e proporre Gentiloni alla presidenza della Repubblica? Da capo di partito sarà anche normale che abbia incontri privati con esponenti di spicco o no? Che poi a Renzi possa piacere o meno Gentiloni come Presidente della Repubblica, lo scopriremo quando si voterà per quella elezione, ma perché additarlo come un intrallazzatore se non fa altro che il suo mestiere?

Infine, forse la parte più significativa di tutto il discorso, riguarda il posizionamento politico di Italia Viva. Se Renzi dichiara che non è lui ad aver cambiato idea, ma è il PD che lo ha fatto quando ha deciso di allearsi con i 5Stelle, non fa altro che affermare una verità incontrovertibile.

Ma la rappresentazione all’esterno è un’altra. E infatti si legge, sempre su “La Repubblica” del 23/11, che Renzi “punta a ricostruire il centro, nell’ottica dei due forni: mantenendo rapporti con l’ala moderata del centrodestra, vedi l’alleanza in Sicilia con Micciché, e con la sinistra, come rivela il rapporto riannodato con Gentiloni a Bruxelles”.

Italia Viva ha aderito già dalla sua nascita al gruppo “Renew Europe” insieme al gruppo politico di Macron e, da quel momento, non ha spostato il suo posizionamento di un millimetro. Il desiderio di riempire un’area centrista, deriva dalla presa d’atto di come invece il PD si sia spostato su posizioni populiste. Ma la definizione di centro è stata data in modo molto preciso: lontano anni luce dalle definizioni da prima repubblica, ma riempiendola di contenuti basati su politiche liberal-riformiste che diano attenzione alle necessità della produzione (in senso lato), ma lottando per i diritti civili e per l’aiuto ai più deboli. Però è bastata questa dichiarazione per leggere che ormai Renzi si è spostato nell’area della destra e sta sostenendo Berlusconi come prossimo Presidente della Repubblica. E questa affermazione sta spopolando sui media, proprio su iniziativa della macchina del fango di marca PD/5Stelle.

Tutto ciò mi porta ad un’altra, amara, conclusione. La campagna elettorale è sempre attiva, e non importa se si sia in ballo con la pandemia del secolo, con i fondi del PNRR e la prima transizione ecologica della storia dell’umanità, con l’economia da supportare e i posti di lavoro da rigenerare; se Renzi annuncia che la sua impressione è che alla maggioranza dei partiti interessi andare al voto nel 2022, mentre secondo lui è un errore, proprio perché è necessario dare continuità al lavoro di Draghi su tali temi anche oltre il 2023, ecco che si legge che Renzi vuole in voto anticipato. La verità viene rivoltata e rinnegata. Al punto che si accusa Renzi di aver voluto mettere in piedi una “macchina del fango” che, invece, è proprio quella che ha demolito la credibilità sua e del suo partito, già dai tempi del referendum costituzionale del 2016.

Per questi motivi, chi è onesto intellettualmente e ritiene che le posizioni politiche espresse da Renzi (e non quelle diffuse dai suoi detrattori), siano adatte alle esigenze del Paese, fa bene ad insistere nel sostenere Italia Viva. Al contrario di chi, come Calenda, si fa sostenere a Roma e poi rinnega il sostegno ottenuto, con oltre la metà dei voti ricevuti generati da rappresentanti di Italia Viva, per guadagnare consensi, sottraendoli a chi è stato alleato leale.

Se la politica è sempre meno attraente e l’astensionismo è ormai il partito di maggioranza assoluta, è forse perché di iniziative come quella della Leopolda non ce ne sono più, Leopolda mistificata dalla macchina della propaganda dei partiti tradizionali. Se si conoscesse di più e meglio come si lavora alla Leopolda, la vita politica ne avrebbe giovamento, al di là della condivisione o meno delle opinioni di Renzi e dei suoi dirigenti del partito.

 

(23 novembre 2021)

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