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lunedì, Settembre 27, 2021

Quei candidati di destra che abituati ai monologhi in radio popolari se ne vanno dai dibattiti perché hanno “un impegno”

di Giovanna Di Rosa, #politica

La radio è un mezzo dal quale parli da solo, convinto che al di là ci sia qualcuno, che non sai mai se c’è. Nemmeno se ce l’hai al telefono sei sicuro che rimanga lì una volta riagganciato. Può derivarne una certa propensione al monologo. Che non è sempre utile. Anzi. Poi può succedere che ti chiedano la candidatura. E tu dici “yessör“. Nel tuo modo peculiare ofcors… E non pensi ai dibattiti pubblici. Che sono in compagnia…

E’ stata una settimana complicata per il candidato Michetti che non sappiamo se abbia la predisposizione al monologo, certo la radio c’è, ma sappiamo dai giornali che coi dibattiti ha avuto qualche problema. Forse è timido nell’argomentare, forse ritiene che ci sia poco da argomentare, ma la politica è anche quella roba lì. Devi dire delle cose. Certo a monte ci sta l’avere qualcosa da dire, ma nella filosofia delle candidature della destra meloni-salviniana è un dettaglio praticamente irrilevante. Basta dire tutto e il contrario di tutto, come a loro succede di fare – e forse al candidato Michetti non basta – o come fa Bernardo da Milano. Stessa squadra politica. Stessa classe. Certo un po’ più spocchia milanese, per così dire. Ma son le radici, che ci vuoi fare.

Così dalle radici al ventennio e alla nostalgia del ventennio proiettata nel terzo millennio il passo è breve, e ti trovi tra i maroni Casapound, anzi, ex camerata di Casapound, che si intrufolano nelle liste leghiste come battitori liberi, e la Lega zitta. Vuoi scommettere che non lo sa nemmeno? E su Michetti tutte le responsabilità. Così si uccide un uomo.

Così succede che a lui girano le palle da morire perché è invitato a un dibattito dove deve parlare per ultimo (che è un vantaggio, ma deve considerarlo irrilevante) all’interno del quale tra cose inutili e inutilmente ridondanti come governo, rifiuti, stato delle cose, città, proposte politiche, qualche candidato mattacchione (e avversario) si incaponisce a parlare dell’incandidabilità di neofascisti, neonazisti e antisemiti come se fosse una cosa seria, provocando l’augusto giramento di palle con prematura dipartita dal dibattito del candidato meloni-salviniano che, per orchite indotta, se ne va mentre parla Gualtieri dicendo, pare assai stizzito, “Ho un impegno”.

Già tante rotture di coglioni, per il candidato Michetti, e non è ancora stato eletto (e le possibilità che non lo sia sul serio sono alte, nonostante la propaganda). Comprendiamo una certa frustrazione.

 

(8 settembre 2021)

©gaiaitalia.com 2021 – diritti riservati, riproduzione vietata

 




 

 

 

 

 



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