Stazzema. Il negazionismo degli stupidi #Giustappunto di Vittorio Lussana

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di Vittorio Lussana, #Giustappunto

Bene ha fatto il presidente Mattarella a recarsi, in questi giorni, a Stazzema, in provincia di Lucca, per ricordare l’eccidio nazista dell’agosto 1944. E’ giusto rileggere questi fatti, altrimenti si rischia la solita confusione tra revisionismo storico e strumentalizzazioni politiche. E’ vero che anche le truppe marocchine, inserite nel Corpo di spedizione francese in Italia, commisero delle atrocità nell’estate del 1944, in Ciociaria e nel basso Lazio in particolare: una pagina che per lungo tempo ci siamo rifiutati di analizzare, a parte il nobile tentativo letterario di Alberto Moravia. Ma tali argomentazioni sono di una delicatezza tale che sarebbe meglio non confonderle con il negazionismo estremo, al fine di non alimentare forme di scetticismo che stiamo ormai toccando con mano, persino nella nostra attuale condizione di emergenza sanitaria.

Se qui da noi si mescolano le carte persino tra scienza e politica, figuriamoci cosa potrebbe capitare se ci inoltrassimo su un terreno schiettamente ideologico: il rischio è quello di gettare l’acqua sporca con tutto il bambino. Quindi, se veramente vogliamo tentare una strada di riappacificazione nazionale, dobbiamo rileggere certe pagine dolorose della nostra Storia con uno spirito diverso: con razionalità, consapevolezza, rispetto della verità, senza pretendere di giudicare la Storia stessa con gli occhi dell’oggi. Come ha fatto il nostro presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il quale ha parlato di “atto terroristico premeditato nei confronti della località di Stazzema e le sue frazioni”. Come quella di Sant’Anna: un luogo che stava semplicemente accogliendo, in quei terribili mesi della seconda guerra mondiale, i tantissimi sfollati provenienti dalle altre località dell’Italia centrale.

Perché di questo si trattò: di un atto infame contro la popolazione civile, nella convinzione che gli abitanti di quell’area appenninica avesse fornito aiuto, rifornimenti e riparo logistico ai partigiani azionisti e comunisti. Un atto premeditato e curato in ogni dettaglio, finalizzato ad annientare la volontà della popolazione, al fine di soggiogarla al terrore.

Anche le forze alleate commisero errori drammatici, nel corso della seconda guerra mondiale, sia chiaro: il bombardamento dell’Abbazia di Monte Cassino, per esempio, fu un calcolo errato degli americani, colpiti dalla posizione strategica del monastero benedettino, risalente al VI secolo dopo Cristo. Per via della sua posizione, le Forze alleate – ma non Winston Churchill, né i vertici delle forze armate britanniche – si erano convinte che l’abbazia potesse ospitare un centro di spionaggio nazista, potenzialmente in grado di controllare tutte le vallate della zona. Sventuratamente, i nostri cari amici hollywoodiani si erano semplicemente fatti un film in testa. E anzi, la distruzione del convento diede modo alle truppe tedesche di avvalersi di un vantaggio difensivo evidente tra le rovine del monastero, rallentando di molto l’avanzata delle truppe americane.

Ebbene, nel caso dell’alta lucchesia capitò l’errore opposto: la zona appenninica favoriva la guerriglia e gli agguati a sorpresa da parte dei partigiani. Pertanto, i tedeschi si convinsero che azionisti e comunisti avessero una serie di basi logistiche che garantivano loro cibo, armi, munizioni e aiuti di svariato genere e tipo, come per esempio la possibilità di nascondere qualche partigiano braccato dalle forze repubblichine. Pertanto, anche a seguito di alcune segnalazioni errate della zona, le SS ragionarono in termini terroristici, com’erano solite fare: colpire una località per educare tutte le altre. E venne scelta quella che meno di tutte era implicata negli aiuti ai partigiani, poiché in realtà stava svolgendo un ruolo di rifugio per numerose famiglie di sfollati.

La vicenda dovrebbe segnalare come mai troviamo tanti commenti squadristi sui social e nelle piattaforme on line. Il metodo di chi sta cercando di forzare la situazione, strumentalizzando la pandemia, è ancora oggi il medesimo: si è consapevoli di non poter distruggere un’intera categoria professionale come quella dei giornalisti, dato che essa prevede numerose specializzazioni che rendono impossibile limitare la libertà di stampa. Perciò si cerca qualcuno tra i colleghi che si occupano di giornalismo divulgativo o scientifico, anche pochi elementi da mettere insieme a qualche scienziato come Burioni e Bassetti – quest’ultimo è salito moltissimo nel borsino dell’odio dei negazionisti – da trascinare in un Tribunale per realizzare l’assurda vendetta di una Norimberga 2. Alla rovescia, ovviamente, dato che nella prima vennero condannati quel che era rimasto del Partito nazista.

Insomma, la discussione non verte più sul fronte vaccinale, anche se la non collaborazione di una parte della popolazione italiana verrà senz’altro tenuta da conto al momento opportuno, ma su quello del negazionismo in senso più generale. Qui da noi c’è questo 20% di società che, anche in situazioni di emergenza, si permette il lusso di mantenere in scacco il resto della popolazione, nella pretesa di poter imporre, un bel giorno, le proprie assurdità. Non sono neanche sovranisti o nazionalisti, ci dispiace: questa è gente realmente convinta che sui libri di Storia siano state scritte delle emerite menzogne, che non crede a nulla di quello che legge sui giornali, nemmeno di fronte ai 4 miliardi di persone vaccinate in tutto il pianeta. Un dato, quest’ultimo, di cui viene persino chiesta, ridicolmente, la fonte.

A parte il metodo di chiedere agli altri le prove, quando dovrebbero essere loro, gli accusatori di tutto e di tutti, a dover documentare le proprie teorie, desta sospetto che l’onere della prova, per dirla in termini giuridici, spetti sempre agli scienziati. Ci sono le ricerche, le pubblicazioni, testate e riviste che applicano la peer review per qualsiasi cosa: niente da fare, loro negano persino le corna che portano in testa. Perché si tratta di persone ottuse e monocordi, ancora oggi prigioniere di un mito assolutista che non è nemmeno ideologico, bensì religioso, intendendo quest’ultimo termine in senso totalitario e superomista.

Dopo 77 anni abbiamo ancora a che fare con gente a senso unico, imbevuta di questo genere di religione: quella fascista e razzista. Possiamo anche cambiare i termini formali della questione, ma nella sostanza essa non muta: una sfiducia così plumbea nei confronti dell’Altro non può avere origine in una filosofia mal interpretata o parzialmente errata come quella marxista, ma nel ritualismo da caserma tipica del giustizialismo sommario e delle dittature militari. E’ inutile nascondersi dietro a un dito: esiste una sacca di persone in favore della quale un’intera fetta di italiani, ancora oggi indecisi, possiede un atteggiamento ambiguo. Anche in ambienti moderati, purtroppo.

Gli italiani mantengono sempre ferma la scala a questa gente qui. E non si capisce il perché, dato che il fascismo è solamente un metodo, non una filosofia. Il fascismo è un limite, una forma di chiusura mentale, un’etichetta salutata la quale può consentire qualsiasi contenuto, anche di natura materialista o rivoluzionaria. Eppure, siamo sempre lì: nessuno vuol veramente fare lo sforzo di rielaborare una dottrina liberal più attuale e adatta ai tempi. E chi si illude di poterlo fare, corre il rischio di aprire la porta al peggio del peggio.

Ha dunque ragione il presidente Mattarella: è buona cosa ricordare certi orrori della Storia. Forse, potrebbe servire a smuovere la coscienza di qualcuno, in un Paese che tende ad attaccare la società civile o a chiedere alle Ong che salvano ogni giorno migliaia di migranti nel Mediterraneo centrale, come si finanziano, anziché pensare a fare la propria parte vaccinandosi. Gente che pretende di fare i conti in tasca a chi svolge attività di volontariato.

Le Ong si sostengono grazie a tantissimi donatori in tutto il mondo. E allora? Siete invidiosi persino se la gente orina dietro a una siepe? Siete voi la feccia della società, non gli immigrati. Non vaccinatevi: fate come volete. “Ricorda bene, Vittorio”, diceva ogni mattina mio padre mentre si faceva la barba, “ride bene chi ride per ultimo…”. E aveva ragione, dato che già oggi tutti i decessi per Covid – e sottolineiamo l’aggettivo quantitativo TUTTI – sono persone non vaccinate. Più stupidi di così, si muore. Per Covid, ovviamente.

 

(12 agosto 2021)

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