Il lavoro nobilita, lo sanno anche i sassi. Ma nel pagarlo giustamente “l’imprenditor s’inceppa”…

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di Fabio Certosino #Sociale

Il lavoro nobilita, lo sanno anche i sassi. Ma ciò che i sassi dimenticano, lo sanno benissimo quelli che dal lavoro altrui traggono profitto, ma si guardano bene dal ricordarlo, in qualche caso addirittura dal ricordarselo, cioè che il lavoro è tale solo quando è giustamente pagato.

Per carità, non difendiamo tutti quei fannulloni che per grazia della vista lunga di qualche ministro dovrebbero essere sforbiciati, mentre gli altri più ligi di quei miserabili, adocchiano il dio merito e lo inseguono in una lotta forsennata di tutti contro tutti. Nemmeno possiamo commuoverci verso la categoria dei trentenni di qualche anno fa che i soliti buontemponi di allora chiamavano bamboccioni. E no, ci mancherebbe. Allora?

Allora vediamo tutti come questo paese stia dando nuovamente il meglio di sé esibendosi in piroette retoriche degne dei più scaltri saltimbanco. Volevamo uscire migliori dalla lotta alla pandemia? Ci dicevamo che nessuno può farcela da solo? Che sarebbe andato tutto bene? Ebbene, in barba a tutti gli appelli alla solidarietà, a non lasciare indietro nessuno, abbiamo davanti a noi la versione 2.0 della tirata contro gli scioperati. In più, ironia della sorte per il XXI secolo, è in corso una lotta di classe rovesciata, in cui stavolta è il padrone a lamentare il trattamento ingiusto subito dai suoi dipendenti, questi ingrati capaci di lasciarlo solo in un momento così difficile come il post-pandemia.

Da qualche giorno infatti le cronache registrano il preoccupante aumento costante di questi benefattori ripagati dall’ingratitudine dei sottoposti, tutti defilati rispetto al grido d’aiuto che gli imprenditori del bene comune levano in coro. Sì, sembra proprio un’impresa riuscire a trovare qualcuno che permetta loro di cogliere la ripresa economica in atto, complice poi, a loro dire, la trovata del reddito di cittadinanza. I più sofferenti parrebbero essere gli imprenditori del turismo e della ristorazione, come ci ricorda la tragedia del ristoratore di Pietrasanta, vessato già solo dal pensiero che gli si possa chiedere uno stipendio decente o, peggio, il diritto al giorno libero o ancora un orario di lavoro umano. Ma la sua non è una voce isolata purtroppo perché, in un contesto da tutti definito favorevole con più di 560mila posti liberi, si moltiplicano sui social e sui quotidiani gli annunci disperati di molti proprietari di attività che non capiscono proprio perché si preferisca la NASPI (indennità mensile di disoccupazione) o la cassa integrazione o addirittura il pidocchioso reddito di cittadinanza.

Bene, mi permetto di avanzare una spiegazione a beneficio di chi si arrovella e perde le sue notti a cercare di capire dove ha sbagliato. Forse basterebbe riconoscere che anni e anni di lavoro pagato una miseria e per di più in nero, con giornate di 12 ore, senza nessun diritto a ferie o malattia ha prodotto una nuova specie di schiavo abituato a vivere con niente e perciò pronto a prendersi qualche rivincita. Forse, ma questa è davvero una supposizione al limite dell’immaginabile, una specie il cui principale esemplare è quella stagista di Palazzo Chigi sorpresa a infrangere il coprifuoco perché, come ha urlato ai carabinieri, io sono io e voi non siete un…

(10 giugno 2021)

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