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“Draghi al Quirinale! Al Quirinale!” e tutti a seguire l’arma di distrazione di massa leghista

di Giancarlo Grassi, #Politica

Draghi al Quirinale non è tanto un augurio a Draghi, ma un desiderio della destra di toglierselo dai piedi, non fare le riforme che l’Europa crede, fare saltare il piano di Recovery dell’Unione europea per dare la colpa all’Unione Europea , perché le riforme vanno fatte subito e sono condizione essenziale per avere quei soldi dei quali l’Italia ha bisogno almeno quanto Salvini ha bisogno di consenso per non perdere il partito.

Ricordate quando quelli che ora sono orfani di Di Battista, e a questa grande fortuna non riescono a credere nemmeno loro, e che si inventavano di uomini in nero che sarebbero venuti a controllare l’Italia per vedere se faceva i compitini? Ecco adesso ce li abbiamo davvero, gli ometti-controllori (perché dopo l’ometto del ventennio, l’ometto di Arcore e Lometto di Aldo Busi, erano ciò che mancava) e si compitini non li facciamo non arrivano i piccioli.

Quale miglior occasione per la destra illiberale e dittocratica di Salvini e di Meloni (perfetto il travestimento istituzionale di quest’ultima, da Lucia Annunziata nel pomeriggio del 16 maggio), destra illiberale, dittofratica e poco capace, per far saltare il banco a Bruxelles, uscire dall’UE per le mancate riforme incolpando l’UE di non averci dato i piccioli promessi per e riforme facendo saltare le riforme? Draghi al Quirinale, subito, sarebbe la soluzione ideale.

Disgraziatamente le riforme vanno fatte immediatamente e devono persino essere coerenti col piano economico presentato all’UE – che pretese questi burocrati, vogliono darti soldi e controllare anche che tu li usi come hai detto. I sogni di Salvini si infrangeranno come si sgretolerà la poltrona che lo tiene al potere della Lega, perché di lui persino la Lega non ne può più.

Naturalmente la Radio di Confindustria e l’informazione prona al potere, sono subito saltate sul carro del “Draghi al Quirinale”, perché le elezioni e i governi in questo paese li decidono i giornali con molto anticipo, o pretendono di farlo – sono stati proprio quei giornali a decidere che Meloni era la nuova eroina della politica italiana. E via con servizi e con interviste (ad Antonio Tajani al quale la tecnologia toglie il segnale proprio mentre sta dicendo chi vedrebbe bene al Quirinale lui – indovinate chi?) e siamo alla solita Italia cialtrona dall’Alpi alle Piramidi…

 

(17 maggio 2021)

©gaiaitalia.com 2021 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 





 

 

 

 

 




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