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martedì, Settembre 28, 2021

Non ci sono più i “ristori” di una volta #Giustappunto di Vittorio Lussana

di Vittorio Lussana #Giustappunto

Vediamo se riesco a saltar fuori dai dispiaceri…
Una volta avevo un bisnonno che, anche lui, possedeva la passione del ristoro. Era titolare di un’osteria a Romano di Lombardia, quasi verso Lodi ma ancora in qua, nella bassa bergamasca, che se vai oltre finisci nel ducato di Milano e sei in terra straniera.

Una volta, questo mio bisnonno mangiò 5 chili di lumache, si ubriacò con un fiasco di vino e si addormentò completamente nudo sull’altare della chiesa di Sant’Alessandro, patrono di Bergamo. Non si sa bene perché, ma ogni tanto faceva questa cosa qui: il parroco lo sapeva e nessuno gli ha mai detto niente di strano.

Tutte le volte che la gente non aveva i soldi per pagare il pranzo, lui li serviva a gratis. E la mia bisnonna gli diceva sempre: “Porta pazienza, Osvaldo…”. Questo mio bisnonno, infatti, si chiamava così. Sopra non l’ho scritto, ma fa niente: vi informo adesso.

Era talmente grosso, che i fascisti per manganellarlo dovevano andare in 40 alla volta, altrimenti le prendevano. Era un socialista massimalista, sinistra ferroviaria, ala dura. Perfino Mussolini era al corrente di questa sua fede politica, sin dai tempi in cui dirigeva ‘l’Avanti!’. Una volta era passato a mangiare da lui e parlarono a lungo di Andrea Costa, il primo socialista della Storia, divenuto deputato ai tempi di Giolitti.

Mussolini si trovò bene quella volta. E quando divenne il Duce, lo lasciò vivere tranquillo per questa loro fede comune nei confronti del socialismo anarchico. Anche perché, pure lui doveva ancora pagare il pranzo di quella volta in cui era ancora socialista.

L’Osvaldo viveva per il bere. E tutto quel che faceva, doveva farlo da ubriaco. Diceva sempre, che se andava sull’affettatrice da sobrio rischiava di tagliarsi via un dito, perché l’affettatrice come macchina era falsa. Invece, quando tagliava giù il prosciutto da ubriaco, lei lo sentiva deciso e lo rispettava. Stessa cosa gli capitava con le donne: se le incontrava da ubriaco, erano loro che gli chiedevano di fare ‘roba’; invece, da sobrio, c’era da tribolare: bisognava convincerle e, dopo, non erano mai contente.

Un giorno capitò all’osteria un ristoratore di Cremona, amico di Farinacci, che si mise a girare per le cucine criticando tutto e tutti. All’inizio, l’Osvaldo voleva affogarlo nel vino. Poi ci ripensò e lo consegnò ai comunisti di Bergamo, ala clandestina. Loro gestivano un tratto di fogna che sfociava direttamente nell’Adda: scaricavano tutto lì. E così fecero anche col ristoratore di Cremona.

I comunisti ne avevano anche altri di ristoratori: li tenevano in vita come carpe e il primo sabato di ogni mese chiudevano il tratto per fare la ‘tonnara’. Potevano andar tutti e si trascorreva una giornata serena. Ogni tanto, ci andava anche l’Osvaldo: arpionava i suoi 4-5 ristoratori e si divertiva così. Per chi aveva la passione dei ‘ristori’ era bello. Anziché trascorrere la giornata all’osteria. Fine.

 

(16 aprile 2021)

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