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E poi ci son quelli che si son “spaccati la schiena” a lavorare “negli uffici” [sic]… Andassero in miniera

di Giorgia Trinelli#Politica

Penso a quegli uomini che hanno seguito il loro credo per il bene comune (suona strano detto oggi).
Oggi dovrebbero arrivarci (il condizionale è doveroso) assai più denari da investire e tante sfide da vincere ma mancano gli uomini, mancano le persone giuste. In un tempo tecnologico e multimediale sono ancora le persone, le competenze individuali, a fare la differenza.

Nulla più stupisce, se ci riferiamo alla destra o alla sinistra; ma di un movimento (mai partito politico, dicevano) nato dal popolo in modo democratico (dicevano) e nato per il popolo (continuavano a dire), stupiscono le dichiarazioni, o Conte o nessuno. E’ che tutti questi Signori, non vi è differenza tra loro, si erano dimenticati che “adesso o mai più”; cioè che eravamo e siamo all’ultima possibilità di ricostruzione di un paese allo sfascio ideologico, sanitario, sociale, privato e pubblico. Poi se ne sono accorti.

Tutti coloro che hanno avuto lo scranno per governare e hanno fallito, stanno ancora dove stavano: in ogni posto di lavoro nessuna posizione è eterna, chi non funziona se ne va, chi rimane deve continuare a lavorare eseguendo le direttive. Ora questi burocrati politicanti della peggiore specie hanno dimenticato di essere “dipendenti del popolo sovrano” che tanto viene invocato nella democrazia del voto. Soprattutto prima del voto. E’ che loro sono i dipendenti, non il contrario. E per il “capo”, cioè il popolo, dovrebbero lavorare. Non nominarlo e basta.

In un paese piegato dalla pandemia (unico sistema ahinoi democratico), dove ci sono morti ogni giorno, medici e infermieri stremati che hanno assistito a ogni sofferenza, l’economia al collasso, i lor Signori, chiedono a noi sacrifici, ma non risulta abbiano rinunciato a una minima parte del loro stipendio, scegliendo un via di gran poca dignità. In un sistema sociale che vede vecchi e giovani penalizzati, c’è chi invoca ancora il razzismo, si scaglia contro ogni differenza, tra saluti romani e neofascismi, e si rifiuta persino di onorare e rispettare come si deve una Signora che si chiama Liliana Segre. Divisi in fazioni sempre più estreme che vogliono ghettizzare l’orientamento sessuale, il genere, il colore della pelle, censurare il pensiero alternativo, non si occupano che di salvaguardare loro stessi, in uno scandaloso gioco di potere, teso a rimanere dove si è. Nel senso di poltrona.

A tutto questo non c’è opposizione. Sempre più invogliata a sua volta, a prendere il posto di chi c’è ora, per rinverdirne le stesse dinamiche. Qualsiasi nazione, qualsiasi popolo meriterebbe assai più di questo. E l’Italia veleggia, in un mare di indegnità che non le appartiene.

Ecco. Ora tornerò a scrivere di cose serie. Di Arte.

 

(4 febbraio 2021)

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