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Dunque ai 600 euro “No” perché bla bla bla, al 25% sul fatturato “no” perché bla bla bla… Presidente Conte, le racconto una storia…

di G.G. #ItaliaRiparte twitter@gaiaitaliacom #Politica

 

… e la storia narra di un piccolo imprenditore che lavora nel campo della cultura e che ha inoltrato gentile richiesta di sostegno a questo Stato che da settimane spande elargizioni facili a sostegno di coloro che sono flagellati da questa epidemia, tra i quali c’è anche Lei Sig. Presidente, che hanno avuto la fortuna di sopravvivere e che sopravvivere dovranno anche se ora non sanno in che modo.

Chiameremo questo piccolo imprenditore Giusy in onore al mestiere che gli toccherà fare di notte infilandosi i tacchi per sopravvivere e soddisfare le turpi voglie di chi in pubblico e in politica grida contro le perversioni.

Questo piccolo imprenditore della cultura, piccolo produttore di eventi culturali e teatrali, ha inviato regolare richiesta per i famosi 600 € che vengono venduti come la manna dal cielo, che gli sono stati rifiutati perché nel suo ruolo di artista non aveva lavorato le 30 giornate minime richieste, delle quali al tempo in cui ha inviato la richiesta non era stata data notizia. Avrà capito male. Ha quindi inviato nuova richiesta per i famosi 600 € come partita IVA. Magari gli verranno rifiutati perché ha un brutto aspetto. Sa anche Lei che in questo paese succede di tutto.

At the same time l’imprenditore che chiameremo Giusy per le ragioni già chiarite, dato che ci vuole come da Suo saggio consiglio presidente Conte – “enthusiasm about the future”, che lei lanciò in sede pubblica – ha richiesto alla sua banca quel 25% sul fatturato dell’anno scorso (esiguo, così ci dice) così da poter almeno sopravvivere almeno fino a quando questo stato che somiglia sempre più ad una elitaria teocrazia, dove il dio sono i pochi eletti che possono fare ciò che gli pare, non gli dirà come e quando la sua attività culturale (rispetto alla quale non sa nulla) potrà riprendere, sperando pare contro ogni speranza che riprenda.

A causa di un piccolo casino economico che lo ha lasciato con una piccola esposizione su un’altra banca quel 25% gli è stato rifiutato perché la famosa centrale rischi ha decretato il suo NIET perché l’uomo cattivo additato a vita come cattivo pagatore non è degno di essere aiutato a ripartire. Si sottolinea, per chiarezza d’esposizione, che il piccolo imprenditore di cui sopra aveva già concordato il rientro relativo a quella piccola esposizione, grazie ai proventi che sarebbero derivati da numerosi lavori che avrebbe dovuto effettuare e che le misure contro l’epidemia hanno bloccato. Magari anche in quel caso ha capito male, ma pareva che gli aiuti sarebbero stati concessi indipendentemente dai problemi pregressi. Perché si è in emergenza. E si spera non nella direzione ungherese.

Ora attende di vedere cosa succederà, arrampicandosi chissà dove e cavando acqua dal deserto, perché in un paese dove a chi ruba allo Stato 49 milioni viene concessa una dilazione lunga ottant’anni per restituire i soldi, un cittadino devastato da eventi rispetto ai quali non ha controllo non trova gli aiuti che ad altri vengono invece concessi, in questo Stato troppo occupato a individuare colpevoli per cercare di capire lo stato delle cose e di aiutare tutti, ma proprio tutti, i suoi cittadini. Succede troppo spesso.

E’ pleonastico ricordarLe che mentre cerca di trovare soluzioni al suo non lavoro dovrà anche mangiare, pagare l’affitto e i servizi, ma cosa vuole che sia di fronte all’entusiasmo per il futuro?

L’imprenditore che ci ha raccontato la storia con dovizia di particolari, dice di credere profondamente alla bontà delle Sue intenzioni Sig. Presidente, ma finché in questo paese le banche conteranno più dei governi e dei cittadini le persone saranno sempre più tentate di trasferire aziende e residenze fiscali in paesi dove con lo stesso sforzo si riesce almeno a vivere.

E ci chiede di inviarLe, a suo nome, i migliori sentimenti di stima e rispetto. Poi faccia Lei.

Certo è che, e questo lo diciamo noi, se l’unico potere che l’esecutivo ha sulle banche è quello di chiedere loro “di mettersi una mano sul cuore”, come se il cuore ce l’avessero. Siamo davvero all’ultima spiaggia. Poi tocca darsi da fare per andarsene da un paese fottuto.

 

(15 maggio 2020)

©gaiaitalia.com 2020 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 





 

 

 

 




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