di Giancarlo Grassi #Politica twitter@gaiaitaliacom #Maiconsalvini
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La Lega di Salvini si è resa protagonista, nel pomeriggio alla Camera dei Deputati, di un nuovo show, grazie alle grida del suo deputato Luca Toccalini, che tra gli applausi e il tifo da stadio dei suoi camerata ha definito “zecche rosse” coloro che hanno celebrato il 25 aprile, Festa della Liberazione, e il Primo Maggio, Festa dei Lavoratori, usando gli strumenti consentiti dalla misura di lock-down in vigore durante l’emergenza coronavirus.
La gazzarra è nata dalla provocazione leghista di volere equiparare due festività nazionali, la Liberazione dal Nazifascismo e il Primo Maggio, e la commemorazione di un giovane militante neofascista. Su questi temi, e non su come far ripartire l’Italia in tempi brevi, su come affrontare l’emergenza post-Coronavirus e non sulla mancanza di chiarezza su come sono andate le cose in Lombardia, dove la Lega governa da decenni, affida i test sierologici ai privati e il cui assessore al Welfare, con oltre 13mila morti dice che la Regione se l’è cavata bene, la Lega perde tempo a scatenare cagnare alla Camera alla disperata ricerca di recupero dei consensi persi negli ultimi mesi dal suo leader e capitano.
I tempi richiederebbero ben altro impegno, ben altra serietà, ben altra solidarietà, ben altra politica. Basterebbe guardassero a Zaia, che ha appena decapitato Salvini nei sondaggi, quel Salvini che non riesce più a cavarsela nemmeno di fronte a Bianca Berlinguer.
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L’intervento di Toccalini è chiarissimo anche se riportato solo in parte.
Il 25 aprile e il primo maggio abbiamo visto cortei delle zecche rosse rimasti impuniti. Invece i quattro ragazzi che hanno portato i fiori a Sergio Ramelli sono stati multati (…) in questo Paese se sei comunista o di sinistra le leggi non valgono. Se la pensi in modo normale invece vieni punito”…
Naturalmente, dato che in aula si stava discutendo il decreto Covid, fare casino doveva essere sembrato necessario. perché sempre prima gli Italiani.
(7 maggio 2020)
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