Pubblicità
7.7 C
Roma
9.7 C
Milano
Pubblicità
PubblicitàBritish School Banner 2023
PubblicitàLancio Master 2023 Limited Edition
Pubblicità
Pubblicità
HomeCopertina"Giustappunto!" di Vittorio Lussana: "Gattopardismi" all’italiana

“Giustappunto!” di Vittorio Lussana: “Gattopardismi” all’italiana

di Vittorio Lussana #Giustappunto twitter@gaiaitaliacom #Repubblica

 

La notizia della defenestrazione di Carlo Verdelli dalla direzione di ‘Repubblica’ è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Qualche problema di forma, innanzitutto, si pone, dato che questo generoso collega era stato, di recente, minacciato da alcuni gruppi neo-nazisti, costringendolo a vivere sotto scorta. Ma dal punto di vista del ‘Risiko’ editoriale, dato che lo stesso Massimo Giannini va a dirigere ‘La stampa’ e Maurizio Molinari arriva alla guida del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, la ‘girandola’ di spostamenti di questi giorni pone alcune questioni di fondo. Innanzitutto, si tratta della famiglia Agnelli che acquisisce dai De Benedetti tutto il gruppo ‘Gedi’, con relative testate. In secondo luogo, è previsto un piano di ristrutturazione e di riorganizzazione aziendale che pare prevedere almeno 150 esuberi. In pratica, un ‘riassetto’ che tende a recuperare una situazione assai critica sotto il profilo economico, dato che le vendite di ‘Repubblica’ erano fortemente in calo. E a pagare tutto questo, come al solito, sono i giornalisti. Tanto di ‘cappello’, per carità, al collega Maurizio Molinari, che proviene da lunghi anni di corrispodenza dai ‘teatri di crisi’ più difficili e pericolosi del mondo. Ma qualche dubbio rimane. Anche e soprattutto alla luce di una situazione in cui gli editori continuano a entrare a gamba tesa nelle competenze altrui, senza rispettare la professionalità di direttori e giornalisti. Speravamo che, in un epoca di pandemia planetaria, avremmo rivalutato il merito e la competenza, in una società che tende sempre più a credere alle ‘fandonie’ piuttosto che ai fatti. Invece, si rimane nella consueta ambiguità: sono i soldi a decidere e non lo Stato di diritto o la deontologia professionale. Se così non fosse, non avremmo dei ridicoli ‘molestatori di zucche’ alla guida di certi programmi di approfondimento (sic!) in prima serata. Tutto ciò può forse dipendere da un cambio di rotta ben preciso, teso a preparare il ‘terreno’ a un probabile governo di unità nazionale? Non è detto. Quel che preoccupa prioritariamente i nostri editori sono soprattutto i soldi, non le questioni di linea editoriale. Quest’ultime sorgono in un secondo momento. Quel che è certo, è che l’avvento di internet e dei social network ha creato uno sconquasso micidiale nel mondo dell’informazione di ‘serie A’, ponendo in luce scarsi investimenti e riassetti societari che ‘camminano all’indietro’. Non si investe nell’aggiornamento e non si fa formazione da nessuna parte: chi è dentro, resta dentro e chi è fuori resta fuori, secondo le classiche logiche del ‘gattopardismo all’italiana’. Insomma, il modo brusco con cui si è deciso l’avvento della ‘Giano Holding’ segnala, in realtà, un nervosismo evidente nella grande editoria italiana, in una situazione in cui l’ultimo dei canali ‘Youtube’ risulta assai più efficace nello smontare le innumerevoli ‘fake news’ in circolazione. Questioni che sfuggono totalmente ai nostri editori, i quali faticano a star dietro a un mondo che corre sempre più velocemente. Insomma, la verità è che il giornalismo dovrebbe svolgere una funzione civile, non essere una ‘vetrina’ per esibizionisti. Ecco perché colleghi come Carlo Verdelli, sempre disposti a scendere in prima persona nella trincea dell’informazione di ‘frontiera’, al fine di controllare il potere sia della politica, sia dell’economia – di qualsiasi ‘colore’ esse siano – ne paga le conseguenze. Ed ecco perché, alla fine, ci ritroviamo regolarmente a scrivere di un grande campione della Formula 1 come Niki Lauda, cancellando totalmente dalla Storia personaggi come Arturo Merzario, cioè l’uomo che salvò la vita al fuoriclasse austriaco, estraendolo dalla ‘fornace’ del Nurburgring nell’estate del 1976. Purtroppo, è la grande borghesia oligopolista quella che vince sempre, non il giornalismo che sta dalla parte di lettori e cittadini. L’Italia è fatta così. Ed è perfettamente inutile sperare che cambi.

 

(24 aprile 2020)

©gaiaitalia.com 2020 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 

 




 

 

 

 

 

 

 

 

 



In Evidenza