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Lettera aperta ai divini pargoli della tv: Cari Myrta, Enrico, Floris e Formigli…

di Tatiana Zarik #TV&Radio twitter@gaiaitaliacom #Informazione

 

Cari Myrta, Lilli, Enrico, Floris e Formigli,

non c’è niente di più difficile del criticare i propri esempi, ma sono troppo, lucidamente, incazzata per il modo in cui il giornalismo italiano tratta il mio Paese. Devo, voglio, denunciare l’effetto tossico della nostra Televisione. Per sentirmi un po’ meno complice quando mi ostino a lasciarla accesa. Soprattutto di fronte al Coronavirus, la cartina tornasole più implacabile degli ultimi anni.

Maltrattare l’Italia ormai è un’abitudine, così come comportarsi da agenzia di comunicazione dei politici per il puro gusto di ostentare il proprio sdegno. Spettacolarizzazione, sensazionalismo, paura sono la prassi, come mettere il proprio ego davanti a tutto, a partire dalla professionalità, che si tratti di governare il mio Paese o di raccontarlo.

È più facile diventare eroi se si descrive il mondo come un disastro, vendere libri se si costruiscono nemici o apparire migliori, più preparati, più intelligenti se si mettono al centro dell’attenzione gli ignoranti, i populisti e più in generale il lato peggiore delle persone. Ma a che prezzo?

Nell’era dei Social , è il narcisismo il vero virus e quando colpisce politici e giornalisti le conseguenze sono ancora più nefaste. Mi auguro che abbiate sempre ben presente la differenza tra la comunicazione che informa e quella volta ad aumentare i Vostri follower per creare consenso personale, che Vi interroghiate sempre su ogni gesto, se serve a far riflettere le persone o alla Vostra immagine, magari ricorrendo a facili buonismi, magari a sfondo empaticamente materno.

Litigare coi politici costa molta meno fatica e rende molto di più del cercare storie da trasformare in notizie.

Sono in pochi ormai a ricordarsi che una notizia , prima di essere un fatto, è una scelta e che il punto di vista fa la differenza.

Sono stufa di conversazioni salottiere piene di intellettuali che riflettono sull’ultima scorreggia di uno dei Mattei, sull’ennesimo tweet remixato della Meloni o sul nuovo congiuntivo toppato da Di Maio. Vedo fior fior di giornalisti parcheggiati per settimane davanti ai palazzi del potere, anziché in giro a consumare le suole delle scarpe alla ricerca di spunti di riflessione nuovi.

La massima aspirazione sono i palcoscenici di Maratone , Gabbie , ( Non) Arene, non le Inchieste.

Come se in un mondo soffocato da informazioni spesso inutili, false e dannose, contasse di più la quantità della Qualità.

Come se per me, che lavoro tutto il giorno, fosse vitale essere aggiornata in tempo reale sulle minime variazioni percentuali dell’affluenza ai seggi in Emilia Romagna. Con tutto il rispetto, conta il risultato e prenderne atto con un po’ di ritardo, garantisco, non compromette il mio ruolo di elettore. Anche si trattasse della mia regione.
Ho capito che c’è il giornalismo fatto per essere letto e quello fatto per essere scritto. In altre parole: siamo più importanti Noi o Voi?

Ecco che torna il punto di vista : la priorità non siamo noi, ma riempire i vuoti con un’esibizione travestita da informazione, che non intrattiene, né contribuisce alla creazione di una coscienza critica.
A questo punto, vince la serie su Netflix.
Mi vergogno e mi ribello per il modo in cui i nostri giornalisti restituiscono l’Italia al mondo. Siamo uno zimbello mediatico, soprattutto per colpa nostra.
Ci voleva Vasco Rossi per rendersi conto che se in Italia ci sono più casi di contagio, non è solo per gli errori commessi, ma è perché i tamponi sono gratis e non costano 3200 dollari come negli Usa?
Abbiamo trasformato uno straordinario esempio di civiltà come il nostro Sistema Sanitario Nazionale nell’ennesima figura di merda su scala globale.

Che fine ha fatto l’orgoglio nazionale? Intendo quello sano, che appartiene a tutti, quello non populista, che non abusa della parola destra rovinando la politica.
Che fine ha fatto il senso civico? E il senso della realtà?

L’Italia non è perfetta, ma è anche Vostra e merita di essere raccontata con più rispetto, onestà e amore.
Ed è meravigliosa, anche con il Covid-19.

E ricordiamoci che solo chi non fa, non sbaglia .
E che “la virtù è più contagiosa del vizio (e di qualunque virus) a patto che venga raccontata”, scriveva Aristotele, eppure i telegiornali di oggi sembrano bollettini di guerra misti a disaster movie. L’effetto “al lupo al lupo” annienta la gravità dei fatti. Una narrazione fondata sull’emergenza costante, sul terrorismo psicologico e rivolta alla pancia uccide l’informazione, la libertà e il senso civico. Raccontare un fatto, una persona o un fenomeno sono atti di responsabilità. Sono i narratori a decidere chi sono i protagonisti della realtà. Per questo l’informazione è potere. È giusto denunciare ciò che non funziona, ma non possiamo permetterci, deontologicamente, di dimenticarci del buono, del bello, del merito che ci circonda. Ci sono storie, rigorosamente vere, che nutrono cuore e spirito, ispirano, regalano fiducia. E
servono narratori capaci di dare un significato al presente e una direzione al futuro che siano positivi, oltre che onesti.

Noi andiamo educati. Ri-educati. A tenere il cervello acceso, positivo e ben informato.

Io voglio tornare a guardarVi con rispetto e soggezione. Me lo merito.

A chi mi devo affidare se non ai miei governanti? Di chi mi devo fidare se non dei giornalisti che stimo?
Io umanamente Vi comprendo, non mi sento migliore di Voi, anzi se Vi giudico è perché mi aspetto, spero, che Voi siate migliori di me.

Poiché il ruolo che occupate ha un impatto forte sull’opinione pubblica, Vi mette nelle condizioni di parlare e influenzare migliaia di coscienze, dunque è giusto che io sia qui a chiederVi di più.

Ve la meritate la nostra fiducia? Rispettate la nostra intelligenza? Siete degni del posto che occupate? L’essere al centro dell’attenzione per Voi è più un potere o una responsabilità?
Chi mettete prima, Voi o Noi?
Io sono importante. Io voto. Io spengo.

Vi scrivo perché non voglio spegnere la Tv.
Perché non voglio spegnermi.
Perché per restare accesa, ho (anche) bisogno di Voi.
Ora e sempre.

Con affetto e stima,
Tatiana Zarik

 

(8 marzo 2020)

©gaiaitalia.com 2020 – diritti riservati, riproduzione vietata

 




 

 

 

 

 




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