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lunedì, Ottobre 25, 2021

“Giustappunto!” di Vittorio Lussana. Cosa ci sta insegnando il Coronavirus

di Vittorio Lussana #Giustappunto twitter@gaiaitaliacom #Coronavirus

 

L’avvento del ‘Covid 19’ sta dimostrando cosa siamo diventati, oggi, noi italiani, come popolo e come Paese. In particolare, siamo di fronte a intere generazioni di persone che stentano a comprendere quale tipo di sviluppo abbiamo avuto, sia storicamente, sia sotto il profilo di un normale e sacrosanto senso civico. Noi non sappiamo nulla della guerra, né delle malattie che, in passato, avevano falcidiato milioni di persone. Siamo tutti convinti che si possa dire quel che si vuole, in politica o nei nostri bollettini d’informazione, senza che nessuno possa chiedercene conto. E per paradosso, conserviamo la convinzione che più uno scontro sia elevato, più alta sia la possibilità di vincerlo. Tutto ciò deriva da uno sviluppo piatto e vuotamente consumista, che ci ha condotti verso contraddizioni stridenti, in una sorta di incubo ‘ipertecnologico’ accompagnato da convinzioni inadeguate e fossilizzate. Il consumo può anche esser visto come un esercizio di libertà, oppure arricchire la vita di esperienze positive, regolando i rapporti sociali secondo modalità tendenzialmente ‘corrette’. Occorre, tuttavia, che accanto a tutto questo, una forte educazione e una solidale cultura collettiva lo subordino a valori che, in sé e per sé, il consumo stesso tende a non contemplare, al fine di neutralizzarne, o per lo meno attenuarne, la micidiale vocazione ‘dissipatrice’, oltre alle sue svariate e molteplici attitudini ‘mortifere’. Quando il consumo resta del tutto immune da presupposti etici o, peggio ancora, ambisce a fondare una propria ‘morale’ in cui il piacere, la sicurezza e la gioia sono pura funzione del possesso e delle ‘perfomances’ garantite dalle ‘cose’, la sua autosufficienza ‘ideologica’ diviene tale da ingenerare, automaticamente, un potere che non sa più cosa farsene di Chiesa, Patria, Famiglia e altre ‘ubbie’ affini. Nell’Italia di oggi, il consumo è diventato una divinità suprema poiché una congiuntura storica assolutamente straordinaria – quella di un’espansione che ha coinciso quasi perfettamente con l’effettiva unificazione demografica e sociale del Paese – lo ha ‘caricato’ di cifre simboliche addizionali, svincolandolo da obbedienze, discipline e cautele di qualsiasi natura. In altri termini, si è finito col ‘travisare’ il consumo come ‘segnale di riconoscimento’, che ha permesso agli uomini del nord e del sud, della città e della campagna, delle classi più elevate e dei ceti popolari, di accettarsi reciprocamente, secondo una naturalezza che Chiesa, lingua, Partiti politici, istituzioni pubbliche e servizio militare non erano mai riusciti ad assicurare, costringendo l’Italia a passare, nel giro di pochi decenni, da una cultura cattolico-tradizionalista a una forma estrema di ‘neo-materialismo’, inculcato dall’opulenza. Senza alcun ‘passaggio’ intermedio.

 

(5 marzo 2020)

©gaiaitalia.com 2020 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 





 

 

 

 

 

 




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