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Diego Romeo, il “dopo” del post voto

di Diego Romeo #Primalumanità twitter@gaiaitaliacom #Politica

 

Il giorno dopo di ogni tornata elettorale che si rispetti è il momento in cui i vari partiti tirano le loro conclusioni dell’andamento del voto con dichiarazioni in cui tutti affermano di non aver veramente perso e che in fondo tutti hanno un po’ vinto. Persino Simone Benino, candidato dei 5 Stelle ieri sera quando gli exit poll davano il Movimento al 4% (attestatosi poi al 3,47% N.d.R.), ha detto che era più che soddisfatto del risultato ottenuto.

Ma la verità qual è? Chi ha perso e chi ha vinto?

La prima verità è sicuramente che le sorti della Regione Calabria sono state quasi totalmente ignorate da tutte le forze politiche. Se si analizza la campagna elettorale di questi ultimi messi, infatti, si può constatare come si è quasi esclusivamente parlato dell’Emila Romagna. Tutte le forze politiche (se non quelle strettamente locali) non sono quasi mai andate in Calabria e nelle sue piazze. Alla fine si è parlato del voto calabrese solo per la grande gaffe sessista di Silvio Berlusconi. Neanche le Sardine si sono spinte così a sud. Quindi un’altra volta il Sud è stato lasciato a sé stesso e il risultato è stato che la ‘ndrangheta l’ha fatta da padrone. Nonostante in Calabria il primo partito sia stato il PD la sinistra si dovrebbe fare un esame di coscienza e capire che se si vuole essere incisivi nel Sud Italia si deve lavorare sul territorio. Altro dato che dovrebbe far riflettere (soprattutto il PD) è che la Lega, pur avendo quasi del tutto snobbato la regione e pur essendo stato un partito che ha sempre delegittimato e umiliato il Sud, ha preso comunque il 12,22%. Un dato a mio avviso veramente preoccupante che dovrebbe far riflettere. Anche l’affluenza al voto è preoccupante. Sei aventi diritto al voto su 10 non sono andati a votare. Un popolo enorme che non si sente rappresentato e che è totalmente lontano dalla vita sociale e politica del paese. Un popolo che andrebbe riconquistato lavorando appunto sul territorio.

La seconda verità è che nella rossa Emilia Romagna la Lega è il secondo partito con il 31,93% dei voti. Anche qui un dato che rende amara la vittoria della sinistra. Come si è arrivati, in una regione ottimamente amministrata e tradizionalmente di sinistra, a queste percentuali di un partito sovranista e di estrema destra come la Lega? Qui il problema, a mio avviso, è culturale oltre che sociale. Le persone, soprattutto i giovani, vivono un disagio ormai conclamato che, per la mancanza di un’adeguata preparazione culturale, sfocia in un’idea sovranista, isolazionista e in alcuni casi anche violenta. Mancano gli strumenti culturali per un’analisi critica della società che fa sì che in una regione benestante come l’Emilia-Romagna dilaghi la paura. C’è di positivo, anche se è una magra consolazione, che la Lega quanto meno abbia smesso di crescere. Sono mesi infatti che oscilla sempre sulle stesse percentuali, segno che per fortuna ha raggiunto la sua massa critica.

La terza verità è che la sinistra deve molto al movimento delle Sardine. Segno che la società civile ha ancora molto da dire e che è indispensabile per la crescita del paese. Ma le Sardine non possono essere la risposta o, peggio, il salvagente della sinistra. La sinistra si deve ricompattare, come ha ammesso lo stesso Zingaretti ieri sera, e risvegliare tutti quegli elettori delusi che hanno preferito fare da spettatori. In questo senso partiti come Democrazia Solidale – DemoS, anche se ancora all’inizio, possono svolgere un ruolo importante facendo da collettore fra gli elettori di sinistra moderati e quelli un po’ più radicali. La sinistra deve ritornare a parlare a tutto quel grande popolo delle Sardine e convincerli che c’è ancora molto da dire e da fare.

La quarta verità è che gli unici veri sconfitti di queste elezioni sono i 5 Stelle. Avendo ottenuto solo il 3,47% in Emilia Romagna e il 7,30% in Calabria (dove alle scorse elezioni politiche avevano il 43,39%) hanno dimostrato tutta la loro inadeguatezza. Si è capito che per governare non bastino le parole o le belle promesse, ma servano i fatti. Fatti che il Movimento ha lungamente disatteso. Sono bastati due anni di governo a trazione pentastellata per far ricredere i loro elettori. Un discorso populista, il loro, che però ha fatto molti danni perché ha spalancato le porte alla Lega. Infatti, così come la maggior parte dei loro deputati fuoriusciti, anche i loro elettori si sono spostati verso destra e in particolare verso la Lega. Un danno grande che la sinistra dovrà affrontare e a cui dovrà porre rimedio.

Insomma alla fine quella di ieri è stata una vittoria dai contorni amari, ma che allo stesso tempo potrebbe essere un trampolino per rilanciare la sinistra e la sua cultura. Per il momento possiamo solo rimboccarci le maniche e lavorare sodo. Tutti però lo dovranno fare. Non soli i politici ma anche la gente comune come noi che fanno parte di quella società civili che abiura il discorso populista e sovranista della Lega.

 

(27 gennaio 2020)

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