Spunta la minaccia di morte ad orologeria pre-elettorale al leader leghista

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di Daniele Santi #Elezioni2020 twitter@gaiaitaliacom #Politica

 

Quello che mancava alla vigilia delle elezioni in Emilia Romagna era la minaccia d morte ad orologeria via social al leader leghista. Un tempo si facevano esplodere bombe, a poche settimane dalle elezioni, o si spaccavano i denti ai leader in qualche modo, così da provocare compassionevoli rigurgiti di umana empatia verso il leader colpito e provocare qualche voto in più. Ma i tempi cambiano.

Oggi ciò che fa notizia è l’idiozia da social della quale il leader leghista è stato, ed è, autorevole [sic] testimonial e provocatore. La minaccia di morte ad orologeria viene resa nota da Salvini nella giornata del 5 gennaio, dopo che gli è stata lanciata via social il 3 gennaio scorso, e prima di un’intervista a Radio24 e mentre appare – il coraggioso segretario – in tutti i Tg nazionali nell’immediato post-festività, quando le persone tornano al lavoro e risalgono gli ascolti dei TG del mattino. Una assoluta casualità.

 

 

Il post è sufficientemente sgrammaticato da far pensare ad un imbecille e lo pseudo utilizzato ha abbastanza numeri da far pensare ad un fake, giusto per rinverdire l’andreottiano a pensar male si fa peccato, ma non si sbaglia mai. In più il sedicente minacciatore da social informa Salvini del luogo in cui una pistola che non esiste lo colpirà. Segue la risposta da Superman del leader leghista convertito a Medjugorje dopo i tristi tonfi del Papeete. Quando mai se si vuole uccidere qualcuno lo si avvisa di quando e come lo si farà? E’ vero che il mondo è pieno di matti ed è bene rendere noto quando qualcuno minaccia perché nessuno può permettersi di pensare di togliere la vita a nessuno. Il post, i tempi, i modi, le parole, la sgrammatica, una certa confusione espositiva, il ridicolo riferimento alla 7.57 magnun che non esiste, fanno pensare ad una boutade. Non diciamo organizzata, ma il sospetto c’è.

La storia italiana è del resto lastricata di minacce di morte e di ogni male alla vigilia di importanti scadenze elettorali. Quando i politici sono stati ammazzati dal serio, vedi Piersanti Mattarella, nessuno li ha avvisati. Vero che non c’erano i social, ma i creduloni c’erano già.

Stupisce poi, ma nemmeno tanto, che Salvini non si sia preoccupati di andare oltre il tweet dell’odiatore che lo minaccia, non vorrete che la Lega si vada ad inimicare gli odiatori, no?, perché una superficialissima indagine sulle radici culturali del signore che lo minaccia avrebbe – forse, non è detto – chiarito da dove viene. L’odiatore che è in realtà un endorsement è un feroce twittatore di bergonzonate, melonate e salvinate di vario tipo. In basso screenshot e tweet originale.

 

 

L’odiatore che fa anche un po’ di endorsement ha in totale 64 tweet nella sua cronostoria twitter, tutti tesi a ritwittare facezie della solita destra. La foto del profilo racconta altre cose sul background culturale [sic] dell’odiatore che serve anche un po’ da endorser.

 

 

Con tutto il rispetto per le azioni ed indagini necessarie in casi come questo.

Comunque mentre scriviamo Salvini racconta su Radio24 tutto ciò che avrebbe fatto per la Libia. Lui. Che straparla, sempre a Radio24, di quanto sarebbe orgoglioso di andare in galera per avere salvato l’Italia dagli silamici. Lui che è a San Felice a fare il suo lavoro che sarebbe quello di stare in Senato e non in giro a fare campagna elettorale oscurando la candidata Bergonzoni che non si vede mai. Immaginarsi come governerà.

 

(7 gennaio 2020)

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