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In morte di Luigi Di Maio, o della catastrofe del M5S che resuscita Salvini

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di Daniele Santi #M5S twitter@gaiaitaliacom #CoherentiaHonestate

 

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Il grande statista Luigi Di Maio che parlava di mercato delle vacche, si sta accorgendo che il problema del M5S di cui lui è capo supremo e supremo problema non sono le vacche, è Luigi Di Maio. Addirittura è il Che Guevara de Noantri anagraficamente Alessandro Di Battista che sbatte la porta, o meglio compie il capolavoro di farsela sbattere in faccia dal suo amico-sodale-compare mentre il giustizialismo da paesanotto del borghesuccio leggerissimamente incolto Di Maio, uno staff da decine e decine di migliaia di euro al mese al ministero degli Esteri dove Di Maio tutto fa fuorché il ministro, gioca al Bulletto Dittatore che viene dal quartiere povero e fa il bello e il cattivo tempo nel partito.

In pochi giorni Di Maio è stato devastato da Fioramonti, da Paragone, che presto potrebbero essere seguiti da Nunzio Angiola, Gianluca Rospi, Roberto Cataldi, Andrea Vallascas, Massimiliano De Toma e Rachele Silvestri, tutti pronti – dal gruppo misto- ad impallinare il governo e preparare l’Italia al ritorno del centrodestra (più Matteo Renzi?) per la gioia di Zingaretti che finalmente scoprirà che c’è vita oltre la politica ed andrà, se ci va bene, a fare un altro mestiere.

Poi se ne sono andati anche Angiola e Rospi. Ma è un dettaglio.

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Certamente dare ogni colpa a Luigi Di Maio è insensato: Luigino già steward del San Paolo ha un solo problema, quello di sentirsi importante e di credere di avere delle qualità cosa che porta normalmente, soprattutto in questo paese, a trovare mandrie di gonzi pronti a votarti. Poi parla di mercato delle vacche.

Il problema serio tuttavia si chiama Davide Casaleggio ed è quella la storiaccia che sconvolgerà i destini d’Italia: il conflitto infatti è quello tra la Casaleggio Associati e buona parte del gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle, che porterà – pare inevitabile – ad una scissione del M5S con Alessandro Di Battista e Paragone pronti a fondare una forza a sinistra dell’attuale capetto del M5S – non che ci voglia molto, direte giustamente voi…

Poi ci sono le dichiarazioni a Il Riformista del Mario Giarrusso di turno, altro miracolato dal M5S pronto all’addio astioso: «Neanche in Corea del Nord fanno le epurazioni l’1 gennaio. Paragone ha squarciato un velo: abbiamo un enorme problema identitario, dobbiamo recuperare i nostri temi, siamo troppo subalterni al Pd». Il pasionario grillino non risparmia Di Maio che «troneggia sulle rovine del Movimento», Casaleggio e la piattaforma Rosseau: «Noi parlamentari quando avremmo deciso di farci dirigere dagli informatici?».

Ecco i giochi che, sulla pelle dell’Italia, questi branco di sciagurati impreparati messi lì da un popolo di gente incapace di pensare alla politica senza pensare ad un Messia che risolva i loro problemi, mentre loro si grattano la pancia, la diarchia formata da Grillo e Casaleggio, ed il loro esercito di impreparati e ridicoli burattini, stanno facendo come se si trattasse di un risiko e non della vita vera.

 

(3 gennaio 2020)

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