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Cosa faranno le Sardine? Faranno ciò che hanno deciso di fare #primalumanità di Diego Romeo

di Diego Romeo #PrimalUmanità twitter@gaiaitaliacom #Politica

 

Dopo il grande successo di Piazza Giovanni a Roma sono state mosse alcune critiche al movimento delle Sardine. Sul web sempre più si sono susseguiti commenti e articoli che avevano in comune la stessa domanda, “Che faranno ora le Sardine di concreto?”, come se chi scrive sul web facesse qualcosa di concreto.

Come se, all’improvviso, il futuro politico e civile del nostro paese fosse responsabilità di un movimento non strutturato nato poco più di un mese fa. Insomma l’ennesima riprova di come la politica attuale – e purtroppo gran parte del corpo elettorale – cerchi solo capri espiatori a cui dare delle responsabilità che dovrebbero essere sue. Come si dice a Roma “j’ho ammollato ‘a patata bollente”.

Da quello che ho potuto capire in piazza ascoltando i loro discorsi, le Sardine non sono la soluzione ai problemi che affliggono l’Italia. Se mai sono la domanda..

Come ha detto anche Mattia Santori, proprio dal piccolo palco di Piazza San Giovanni: “[…] abbiamo svelato la verità. La verità che le Sardine non sono mai esistite e che in quelle piazze c’erano persone. Persone ancora capaci di distinguere la politica dal Marketing… (…) è lì che siamo diventate persone scomode, perché chi ragione non abbocca, chi prende posizione sposta consensi e soprattutto crea una nuova narrazione, il primo passo verso una nuova realtà (…) la storia ha preso una strada inaspettata perché i cervelli si sono attivati e la democrazia si è rianimata e la gente ha tolto il filtro ed è venuta ad ascoltare, a vedere e a sentirsi parte di una comunità in quel momento abbiamo vinto. (…) …così ora non siamo più soli. Ma corriamo un unico rischio. Quello di pensare che le Sardine siano la soluzione a tutti i mali. Le Sardine non esistono. Le Sardine non sono mai esistite. Esistono persone che prendono posizione e che non restano indifferenti. Esistono corpi che occupano spazi e occupando spazzi lanciano messaggi. Esistono cervelli che valgono più di un milione di like. Esistono vite che fanno politica senza fare campagna elettorale. In questo momento esiste un nemico, che è il pensiero facile, il pensiero populista. (…) Noi non vogliamo sostituirci a nessuno. Noi siamo un aggregatore di idee e pensieri politici. […]” (tratto dal discorso di Mattia Santori del 14 dicembre 2019 – Piazza San Giovanni).

Io aggiungerei anche “donne e uomini che esprimono un disagio per i tempi bui che stiamo vivendo” e che pongono una domanda per il futuro. Ma se le Sardine non sono la risposta, a chi queste centinaia di migliaia di donne e uomini, devono rivolgere le loro domande?

Ritengo si tratti di istanze che devono essere raccolte dai partiti politici che, oggi come oggi, non fanno altro che litigare per i loro privilegi e che fanno solo propaganda per la prossima tornata elettorale. E’ giunto il momento in cui tutti i partiti politici, sia di destra, ma ancor di più di sinistra, ascoltino queste grida e ne traggano le dovute conseguenze. C’è bisogno di un radicale ritorno alla buona politica. Alla politica storica e sociale. Devono capire, una volta per tutte, la politica non è un privilegio ma è un servizio. Le Sardine sono proprio questo. Il mezzo con cui capire come ritornare a servire.

Ma una domanda, però, è lecita. Che faranno le Sardine domani? La lettera dei quattro fondatori a Repubblica, pubblicata il 20 dicembre, è chiarificatrice. Un’analisi lucida di quello che si prefiggono nel prossimo futuro. Nella lettera è chiaro che la PIAZZA rimarrà il soggetto principale della protesta. Perché è ora di contrapporre un soggetto virtuale e manipolabile, come i social media, a un soggetto reale e concreto come le piazze occupate dai corpi delle persone. Per far vedere plasticamente, e non solo con un numero in fondo a un post che indichi quante volte è stato condiviso quell’argomento; e dimostrare la bugia instillata nel meme del popolo tutto dalla parte di Salvini e Meloni.

Il popolo, quello reale, vuole che si dica la verità. In poco più di un mese il direttivo delle Sardine è passato da essere composto di quattro trentenni qualunque a essere 150 persone qualunque. Una crescita esponenziale che evidenzia come la voglia di reagire al populismo sia grande. Ma nella lettera aperta sì citano anche i rischi più grandi che potranno correre le Sardine. Primo fra tutti la fretta. Sembra il motto di un vecchio proverbio popolare. Ma è veramente così. La fretta è la più grande nemica delle Sardine. Perché l’impasto buono ha bisogno di tempo per lievitare (cit.). Allora bisogna trovare il giusto ritmo, il giusto tempo per fra cresce la protesta senza farla degenerare e tanto meno farla sgonfiare. Il giusto tempo per far capire a chi ascolta le ragioni di centinaia di migliaia di persone che sono stanche di questa narrazione, di questo odio di questo voler etichettare sempre tutti e tutto secondo l’obbiettivo destabilizzatore di una minoranza.

Quindi basta con queste richieste di soluzioni (immediate) alle Sardine. Basta con il domandarci e ora che faranno? Basta con il chiederci se saranno l’ennesimo flop, dopo i girotondi, il popolo viola e i 5 Stelle. Loro non sono e non vogliono essere nulla di tutto ciò. Sono solo un grido che deve risvegliare la buona politica e il senso civico di tanta gente. Nei politici, ma anche in tutti noi.

 

(20 dicembre 2019)

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