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“Giustappunto!” di Vittorio Lussana: Destra “zuccona”, sinistra cogliona

di Vittorio Lussana #Giustappunto twitter@gaiaitaliacom #

 

Dispiace parlar male del proprio Paese. Ma dopo quanto accaduto in questi giorni a Venezia, purtroppo dobbiamo farlo. Anche per sfatare alcune leggende metropolitane relative alla convinzione, assai radicata, che quando un Partito politico si ritrova in maggioranza avrebbe ragione per definizione e che, pertanto, il voto dei cittadini sia garanzia di sicuri successi e nuove fasi di sviluppo. Niente di più falso: le maggioranze, quasi mai hanno ragione. E la maggioranza degli italiani, nello specifico, merita pienamente la classe politica insulsa che, oggi, si ritrova. Per esempio, proprio quanto accaduto a Venezia in questi giorni ci costringe a prendere atto che Massimo Cacciari, quando era sindaco della bella città lagunare, avesse ragione. Cacciari è indubbiamente un uomo colto e intelligente, ma non ci voleva certo un genio per comprendere che un progetto come quello di Lunardi e Berlusconi avrebbe impiegato molto tempo e ingenti risorse per essere portato a termine. Mentre Venezia, al contrario, si trovava – e si trova – in una condizione di emergenza. Insomma, Massimo Cacciari si è ritrovato solo contro tutti. Passò, infatti, il volere della maggioranza degli italiani, o per lo meno dei suoi principali Partiti di rappresentanza, Lega e Forza Italia. Simulacri di Partiti, in verità, che di politico hanno sempre avuto ben poco: meri collettori di consenso per finalità di potere. Un potere che, già negli ultimi anni della prima Repubblica, dava segnali di immobilismo, lentezza e inazione. Si credeva, allora, che abbattere quel sistema avrebbe potuto rigenerare la politica, al fine di consentirle di aggredire i problemi con un ‘piglio’ che solo Craxi aveva dimostrato di possedere. Ma attenzione: in tutta la fase ‘berlusconiana’ e anche, in un certo qual modo, nell’attuale congiuntura ‘leghista’, sono proprio i Partiti di centrodestra a richiamare a sé il ‘piglio’ decisionista del leader del Psi. Invece, Craxi era un socialista e un uomo autenticamente di sinistra. Alcune sue posizioni, come per esempio le conclusioni riassunte nel suo rapporto sul debito dei Paesi del Terzo mondo, raccolto per conto dell’Onu, scavalcavano a sinistra persino il Pci. Ma tali considerazioni non bastano a far aprire gli occhi a un bel ‘pezzo’ di questo Paese, che ama riempirsi la bocca con le qualità altrui senza minimamente possederle. La scoperta stessa dell’esistenza del Franco Cfa nelle ex colonie francesi, introdotto dal generale De Gaulle sin dal 1962, già da sé dovrebbe bastare a chiarire la gravissima ‘acculturazione di ritorno’ del centrodestra italiano. E invece no: agli italiani certe scoperte dell’acqua ‘calda’ non bastano a comprovare l’inefficienza della propria classe politica. Essi, più semplicemente, rimuovono la verità, per poi rispolverarla quando questa risulta ormai superata. Anche molta parte della sinistra fa la stessa cosa, sia chiaro: si riempie la bocca di buoni intendimenti, ma raramente conclude qualcosa di realmente incisivo. Praticamente, torniamo a quell’Italia “nell’Italia” di cui parlava, a suo tempo, Pier Paolo Pasolini. Due metà di una mela quasi perfettamente speculari, dominate dalla stessa, identica, mentalità. A destra avrebbero ragione a sostenere, per esempio, che serve un leader realmente carismatico per l’Italia. Tuttavia, tutti i tentativi fin qui fatti fin per materializzare tale forma di ‘leaderismo’ sono stati un fallimento. Sempre durante i governi Craxi venne inaugurata una stagione definita “di concertazione”: un metodo decisionale che, negli anni ’80 del secolo scorso, risultò assai utile nell’affrontare determinate ‘battaglie’. Una collegialità rispolverata anche da Romano Prodi durante i governi da lui guidati, che infatti sono stati gli unici a essersi dimostrati leggermente superiori alla media e che qualche risultato, negli anni della seconda Repubblica, lo hanno ‘portato a casa’. Mere eccezioni, naturalmente, rispetto a quel che sarebbe servito per rilanciare l’Italia. Ma sia come sia, la vera distinzione tra destra e sinistra, oggi, è esattamente questa: il centrodestra resta abbarbicato intorno alle sue convinzioni carismatiche, ormai decisamente esaurite anche negli uomini – e chi ha ‘occhio’ per queste cose, sa che è esattamente questa la vera causa di fondo del rumoroso, quanto inutile, fracasso che si produce da quelle parti, soprattutto sui social – mentre il centrosinistra dovrebbe tornare a riflettere più attentamente su un rafforzamento del potere esecutivo in senso collegiale, senza sfociare nell’oligarchia ‘arcadica’ o dei ‘gigli magici’. S’io fossi nei panni di Nicola Zingaretti, convocherei subito al Nazareno il professor Gustavo Zagrebelsky, per riprendere in mano quelle sue proposte di riforma costituzionale che il ministro Maria Elena Boschi, dopo averle gentilmente richieste, ha subito provveduto a ‘imboscare’ nell’ultimo dei cassetti della Commissione Affari costituzionali: dev’essere un vizio ‘in re ipsa’, insito nel cognome dell’esponente politico in questione. La sinistra ha compreso, insomma, quale sarebbe il ‘nocciolo’ del problema. E cioè uno snellimento procedurale e burocratico di molti organi dello Stato. Ma non ha voglia di attuarlo, poiché ama inseguire il centrodestra nei suoi stessi difetti. In buona sostanza, la sinistra si attarda, fa ‘sega’ a scuola, risulta sempre più immersa nel suo esaurimento psicofisico. Anziché decidere di fare un po’ d’esperienza, si chiude in bagno e si tira le ‘pippe’ come un 17enne stressato dal sesso. Non sappiamo come la pensi Rocco Siffredi, ma egli forse è l’unico che, a sinistra, potrebbe risolvere la situazione con alcune soluzioni di ‘spessore’. Ma a parte gli scherzi – ché qui con gli italiani bisogna specificare sempre tutto, tanto son diventati maligni…  – resta il fatto che le destre alla fine si rivelano ‘stantìe’ nelle loro soluzioni, mentre le sinistre non riescono a essere se stesse. Si tratta di questioni non di poco conto, su ambedue i lati degli schieramenti politici. Stando così le cose, non solo il Mose non si riesce a finirlo, ma ci mette assai meno tempo Venezia a scomparire sott’acqua come Atlantide. Insomma, bisognerebbe che il sistema politico italiano si desse una mossa, sia a destra, per rinnovarsi veramente e smetterla di ‘spararle’ ad ‘alzo zero’; a sinistra, per fare in modo che si distacchi almeno per un po’ di tempo da Youporn e si concentri sulle ‘sudate carte’, al fine di determinare alcune prospettive di lungo periodo. In conclusione, queste sono le nostre indicazioni nei confronti di una classe politica che deve veramente tornare coi piedi sulla Terra, per ricominciare a incidere almeno sui problemi più urgenti o d’interesse nazionale. Speriamo non vada a finire come al solito: grandi complimenti, qualche riflessione ‘convegnistica’ e poi di nuovo ‘palla lunga e pedalare’, con rilanci alla “viva il parroco”. Anzi, alla “viva Don Abbonio”. E chi ha orecchie per intendere, intenda.

 

(15 novembre 2019)

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