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Anche l’Umbria è andata, qualcuno al Nazareno si chiederà il perché? #Iolapensocosì

di Marco Biondi #Iolapensocosì twitter@gaiaitaliacom #Politica

 

Ebbene sì, anche l’Umbria è andata. Vogliamo domandarci perché?

Trovo puerile e mortificante analizzare le dichiarazioni di chi attribuisce colpe per la sconfitta. Le elezioni si vincono o si perdono sulla base di tante considerazioni, difficilmente per colpa di qualcuno. Nel caso dell’Umbria poi, la difficoltà sta nel cercare di essere sintetici nell’elencare tutto ciò che non è andato, non di certo nel trovare delle motivazioni. O delle colpe.

Cerchiamo di andare per ordine. L’Umbria era regione di sinistra, una delle storiche regioni rosse. Ma essere una regione rossa, non significa esserlo a vita. Le elezioni si perdono, anche, o forse, semplicemente perché gli elettori non trovano più utile o conveniente votare lo stesso partito di sempre. Nel nostro caso, credo, gli elettori umbri hanno deciso di cambiare, dopo che il governatore che avevano eletto si è dovuto dimettere per uno scandalo che riguardava la Regione che governava.
Ma hanno deciso di cambiare, forse, anche perché la Regione non era più gestita come una volta: poca attenzione ai posti di lavoro? Poca attenzione alle crisi industriali? Magari anche questo.

Se poi il voto viene chiesto da due compagini politiche che sono sempre state in conflitto dalla loro nascita, viene difficile pensare che gli elettori possano mantenere la stessa idea che avevano quando questi due partiti erano antagonisti. E diventa ancora più difficile se sentono parlare di questi due partiti che stanno lavorando perché questa alleanza possa diventare strutturale. Ma come, i 5 Stelle hanno sempre detto peste e corna del PD e adesso chiedono di votarlo? E il PD ha sempre detto peste e corna dei 5 Stelle e adesso si vogliono addirittura sposare? Nelle relazioni umane, per carità, tutto può essere, anzi grandi amori nascono da un iniziale avversione, ma in politica no. In politica le basi di pensiero non possono cambiare così radicalmente per un interesse del momento. Questo non si fa agli elettori che ti hanno sempre sostenuto. Non per niente, i due partiti perdono entrambi sonoramente. E a pensarci bene non poteva che essere così.

E poi, al povero elettore umbro, di fronte alla prospettiva se votare una coalizione che almeno due idee chiare su cosa fare ce l’ha, e una che non si sa cosa farebbe fatto con quei voti,  qualche ragione per aver voluto cambiare bisogna riconoscergliela. Se poi aggiungiamo che il candidato è stato cambiato in corsa meno di un mese fa e non ha nemmeno avuto il tempo di fare campagna elettorale, ecco che la frittata è fatta.

Piuttosto dovremmo seriamente interrogarci su cosa scelgono gli elettori. Avevano di fronte una candidata che aveva mandato in fallimento il Comune che aveva governato poco tempo prima, sostenuta da una coalizione che si è ricompattata solo qualche giorno fa, riconoscendo la leadership a quel Salvini che ha chiaramente pulsioni sovraniste e neo fasciste. E come programma, credo, l’unica cosa certa era l’avversione verso gli immigrati. Questo hanno votato. E questo ci deve far riflettere. Vuol proprio dire che dall’altra parte hanno visto il vuoto più totale!

Se la sinistra vuole sperare di tornare a vincere qualche elezione, credo che si debba seriamente interrogare su alcune cose basilari: che programma proporre ad esempio.  Magari un programma che rimetta al centro una sana politica economica che possa tornare a generare nuovi posti di lavoro, proteggendo nel frattempo quelli che ci sono. Non solo vaghe allusioni al senso di appartenenza. Non vaghe promesse di puro assistenzialismo, tipico delle vecchia sinistra del ‘900 e dei parvenue cinquestellini, ma proposte concrete che possano dare la speranze agli elettori che la loro vita possa cambiare in meglio. E confondere il Governo del Paese, che è chiaramente nato con un presupposto di salvezza nazionale, con la vita di una regione, è un altro errore imperdonabile.

Una conclusione però possiamo anche trarla. Forse, e sottolineo forse, il PD non ha recentemente perso perché c’era dentro Renzi. Forse ha perso per motivi che varrebbe la pena di analizzare. Ma io, non essendo del PD, mi astengo da fare supposizioni. C’è un segretario, democraticamente eletto, che dovrebbe essere pagato per gestire questa analisi che, mi auguro, possa partire anche da quelli che nel PD sono rimasti. Almeno ora che chi se ne è andato, non può oggettivamente essere additato come l’origine di tutti i mali.

 

(28 ottobre 2019)

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