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Firmato il decreto rimpatri, staremo a vedere

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di E.T. #Migranti twitter@gaiaitaliacom #maiconsalvini

 

E’ stato firmato il decreto rimpatri. Lo ha annunciato, con la consueta sobrietà, il ministro degli Esteri Di Maio con un “Se un migrante può stare in Italia si deciderà in 4 mesi e non in due anni”, che richiede, in onore a San Tommaso, uno “staremo a vedere” necessario.

L’accordo che nasce dal lavoro di squadra tra Farnesina, Viminale e ministero della Giustizia, tuttavia, pare avere una sua coerenza ed intelligenza, segno che con Salvini lontano anch’essa torna ad avere cittadinanza, non soltanto la democrazia. Il decreto rimpatri prevede, in soldoni, che si rifiutino le richieste in arrivo da migranti provenienti da paesi ritenuti sicuri dall’Italia, a meno che il singolo richiedente non riesca a dimostrare che la sua situazione è tale che un ritorno in patria gli potrebbe arrecare gravi danni. E

Cosa è cambiato? Molto e non è detto che sia in meglio. Prima la valutazione delle singole domande veniva gestita dalla commissione asilo che era costretta a fare un’istruttoria che durava mesi, adesso sarà lo stesso richiedente a dover fornire le prove. Viene omesso nel solito entusiastico “racconto dell’abbiamo fatto” che le prove doveva fornirle il richiedente asilo anche prima, in commissione asilo che poi valutava in fase d’istruttoria, ora se le deve portare direttamente da casa. E sappiamo quanto l’acqua di mare sia utile alla carta.

Battute a parte, almeno un aspetto positivo il nuovo decreto rimpatri ce l’ha: esiste una lista di 13 paesi che l’Italia considera sicuri e i cui cittadini richiedenti asilo verranno rimandati indietro. Sono Marocco, Algeria, Tunisia, Albania, Bosnia, Capo Verde, Ghana, Kosovo, Macedonia del Nord, Montenegro, Senegal, Serbia e Ucraina. Ci permettiamo di sottolineare una certa superficialità che verrà però messa alla prova dai fatti: una persona omosessuale ghanese che fugge dal suo paese perché la sua omosessualità è stata scoperta, se rimandata indietro, potrebbe perdere la vita. E non proseguo oltre sulla questione perché poi mi direste che sono di parte; né intendo raccontandovi i fantasiosi modi in cui in certi paesi riconosciuti dall’Italia come democratici e non pericolosi si liberano di gay e lesbiche. Ne parleremo in altra sede.

Però questo decreto rimpatri è un inizio. Almeno qualcosa si comincia a fare. E’ vero che Lamorgese ha già detto che nessuno ha la bacchetta magica, però si tratta comunque di un inizio. Ora, oltre al decreto, speriamo vengano fuori anche regolamenti d’attuazione. E buon senso. Tanto buon senso.

 

 

(4 ottobre 2019)

©gaiaitalia.com 2019 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 

 

 

 

 

 

 

 





 

 




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