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Il segretario ecumenico, Beatrice Lorenzin e lo “smachiatore di gziaguari”: eccolo il grande movimento di idee

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di E.T. #PD twitter@gaiaitaliacom #Politica

 

E’ con un tweet dalla dubbia sintassi che il segretario ecumenico del PD il Dottor Nicola ZIngaretti, chiediamo scusa per il Dottor, ma ci hanno accusato di trattare i politici con troppa familiarità come se fossimo amici in privato – in diversi casi è anche così, ma non nel caso di Zingaretti – ha dato il benvenuto a Beatrice Lorenzin che dopo numerosi cambi di casacca è approdata al PD.

Sei partiti in vent’anni sono un record che nemmeno Casini, ci sia permessa la citazione, ha coperto e Lorenzin nei panni della donna di sinistra dopo essere stata berlusconiana di ferro, solidissima alleata di Alfano finché è durata, non cela vediamo proprio. Quindi non ci stupirebbe vederla entrare in LeU nei prossimi anni, se LeU sopravviverà a se stessa cosa che è difficile dare per scontata.

 


Lorenzin nel PD è la sintesi, senza volerla essere, di ciò che ha nella testa Zingaretti: un partito che acchiappi di qua e di là per essere appetibile a più teste e che guardi anche al centro che guardava a Forza Italia – che ai tempi di Lorenzin era un partito di destra conservatore e di una certa prepotenza post-ideologia. Insomma Zingaretti con Lorenzin vuole provare a fare ciò che Renzi ha fatto ai tempi del 40,8% alle Europee quando attirò a sé ed al PD un buon 20% di quell’elettorato che ora Zingaretti, tardivamente, comincia a rincorrere. Va ricordato per giustizia e non solo per dovere di cronaca che quel 20% di elettori in più venne vissuto dal PD intero come un insulto alla sua storia di partito di sinistra e quel 20% di elettori come un 20% insinuatosi come plebe all’interno del nobile corpo elettorale del partito. Insomma oggi Zingaretti, con l’appoggio dels egrtario ombra D’Alema fa ciò che Renzi ha già fatto meglio. Solo che Renzi l’hanno messo in croce.

Se Lorenzin è simbolo di quella costituente delle idee che Zingaretti dice di avere in testa, il futuro del PD è segnato.
Ora attendiamo il rientro trionfante di coloro che furon sospesi: quelli di LeU che hanno Speranza, che non è solo un sentimento rivolto al futuro, ma anche una palla al piede nel presente, a presidiare l’esercito dei duri e puri della sinistra vera, quella cara a Bersani dei Gziaguari, quello che si è mangiato la vittoria alle elezioni partendo da una base di oltre il 30% di elettori potenziali al ritmo di un punto ogni dichiarazione, e che invece di politica e programmi si inventava battute sugli smacchiatori, sui pettini e sulle bambole.

La storia un po’ si ripete, anche se in termini differenti. Di nuovo c’è un uomo solo contro il sistema: dall’annuncio della fondazione del nuovo partito di Matteo Renzi si è aperto il fuoco amico contro di lui, così per i programmi e le distese di idee rimarrà poco tempo. E dopo la Leopolda se ne vedranno delle belle. Nel frattempo bisogna godersi i nuovi editoriali di Eugenio Scalfari che, ritenendosi ancora autorevole e pensando che la sua storia sia sconosciuta ai più, accusa il toscanaccio di voler solo e soltanto il comando. Detto da Scalfari è quasi un complimento, soprattutto quando Scalfari dimentica che alla domanda su chi avrebbe scelto tra Di Maio e Berlusconi rispose conf ermezza che avrebbe scelto Berlusconi. Ora anche a Scalfari, un altro che della coerenza ha fatto genetica, tocca fare i conti con De Benedetti che ha la tessera numero uno del PD.
E di criticare il PD che va a letto con il M5S non se ne parla proprio. Per fortuna c’è Renzi da bastonare.

 

 

(22 settembre 2019)

©gaiaitalia.com 2019 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 

 

 

 

 

 




 

 

 

 




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