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Zingaretti potrebbe scomodarsi e dire a D’Alema che lui non fa più parte del PD? A meno che…

foto: ANSA/ALESSANDRO DI MEO

di Giancarlo Grassi #Politica twitter@gaiaitaliacom #PD

 

Non ci appassiona particolarmente l’attività politica dell’ex lider Massimo, e siamo astemi. Perché nessuno è perfetto. Ancor meno ci soffermiamo, non lo abbiamo mai fatto, sulle biascicanti ruminazioni dell’uomo di sinistra che ha sempre fatto vincere la destra, fatto governo con la destra (Cossiga, Mastella), tentato inciuci con Berlusconi chiamati Bicamerale – un fallimento di portata biblica, ridevano anche le serrature – e che alla guida della sinistra della quale delira, alla quale ne ha fatte un po’ di tutti i colori dimenticandosi il rosso, ha perso tutte le elezioni. Ci interessa essere un tantinello più moderni.

Donc ci permetterete di soffermarci sull’assoluta – all’interno delle libertà di espressione che a tutti dev’essere concessa, di qualsiasi cosa biascichino – inopportunità delle dichiarazioni dell’ex presidente del Consiglio ora dedito ad uscire dalla sinistra per fondare nuove sinistre perdenti e a rilasciare interviste discutibili, nei contenuti, a Repubblica. Parlando a Matteo Renzi perché Carlo Calenda intenda D’Alema ha accusato il PD di non essere in grado di parlare agli operai. Insomma per l’ex lider Massimo, meglio una Camusso e un Landini che votano Monti che un PD che non sia di sinistra secondo il suo concetto di sinistra: cioè è meglio un PD perdente.

Ciò che succede però è che Massimo D’Alema nel PD non c’è più, almeno ufficialmente, ed è uno dei fautori di quello straordinario esperimento di sinistra chiamato Art.1 che è il più clamoroso fallimento politico degli ultimi dieci anni, dopo la Bicamerale di D’Alema of course, perché l’Uomo è anche recidivo, oltre che intelligentissimo, e non si capisce, nemmeno da esterni, perché ci tenga così tanto ad entrare a gamba tesa negli affari interni del secondo partito per elettori d’Italia, almeno dopo le Europee 2019.

Si capisce ancora meno perché il segretario Nicola Zingaretti non lo mandi – il buon D’Alema -gentilmente, ma con maschia fermezza, ad occuparsi delle sue vigne e dei suoi vini – che peraltro mi dicono siano ottimi, io da astemio mi astengo, ovviamente, perché sono uno che sa astenersi, al contrario di certi ex tutto, e non gli ricordi che la sua scelta – del buon D’Alema – è stata quella di uscire dal PD per via dell’odiato Renzi.

A pensar male, che si fa peccato ma non si sbaglia mai [cit.], viene il sospetto che tutta l’operazione anti-Renzi che ha portato l’insipido Zingaretti sullo scranno di segretario sia stato tutto un manipolato politico del quale proprio il buon D’Alema possa essere ispiratore Massimo. Sarebbe bello essere smentiti. Mica ufficialmente, non ci si aspetta tanto. Magari proprio da una dichiarazione sensata di Zingaretti sul D’Alema, – tutti ricorderanno il sospetto e sdegnato rifiuto di Zingaretti dell’endorsement di D’Alema, rifiuto che sapeva di falso fin dall’altra parte dell’oceano…

 

 




 

 

(30 maggio 2019)

©gaiaitalia.com 2019 – diritti riservati, riproduzione vietata

 


 

 

 




 

 

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