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HomeGiustappunto!"Giustappunto!" di Vittorio Lussana: L’Aquila 10 anni dopo

“Giustappunto!” di Vittorio Lussana: L’Aquila 10 anni dopo

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di Vittorio Lussana #Giustappunto twitter@gaiaitaliacom #LAquila

 

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A 10 anni dal disastroso terremoto verificatosi a L’Aquila, riteniamo doveroso cominciare a pensare maggiormente a tutti quegli aspetti di prevenzione e di manutenzione del territorio in grado di evitare, in futuro, quanto accaduto nel capoluogo abruzzese, smembrato in 19 ‘New Town’ una più squallida dell’altra. Serve, cioè, ripensare l’intera materia antisismica, al fine di approvare a una norma che chiarisca, sia alla Protezione civile, sia alla cittadinanza, come attivarsi nella fase immediatamente successiva a un cataclisma ‘post sisma’, o in una situazione di emergenza. Una norma che chiarisca responsabilità e faccia scattare una serie di ‘step’, in grado di velocizzare i soccorsi, senza confusioni ed evitando i diversi fenomeni di ‘sciacallaggio’. Insomma, servono delle regole precise in cui si chiarisca cosa fare e come farlo senza improvvisazioni. Perché è proprio l’improvvisazione a far sì che tanti soldi vadano sprecati, verificando, per esempio, le varie raccolte dei fondi di solidarietà: soldi che, spesso, non arrivano alle popolazioni colpite da un terremoto, oppure destinati a progetti ‘altri’ per motivi di ‘feudalesimo politico’, finalizzati, cioè, a ‘tenere in piedi’ Giunte e ‘potentati’ locali. Per tutto ciò che riguarda i vari aspetti preventivi, bisogna cominciare a studiare con maggior attenzione come si regolano quei Paesi assai più avanzati di noi, in questo settore. Come, per esempio, il Giappone, in cui gli edifici sono costruiti secondo criteri antisismici seri, che pongono la sicurezza al primo posto, evitando ogni divaricazione tra teoria e prassi. Il terremoto aquilano del 2009 è stato in grado, tramite la propria ‘malagestione’, di spazzare via una città che, storicamente, era sempre rimasta nello stesso punto, anche quando già le era capitato di crollare su se stessa. Nel 1703, L’Aquila venne colpita da un terremoto, totalmente distruttivo. Pertanto, le autorità di allora decisero di chiudere le porte della città per ricostruirla da zero. Esattamente per questo motivo, il capoluogo abruzzese aveva quel suo affascinante aspetto ‘settecentesco’. Invece, nel 2009 si è pensato, in base a misteriosi criteri tecnici di inagibilità, di allargare il raggio della ricostruzione a ‘macchia d’olio’, consentendo speculazioni che spesso hanno lesinato sui materiali, al fine di aggirare le norme esistenti. Tutto ciò ha generato un senso di sradicamento e una perdita di identità culturale della popolazione, che ha esacerbato gli animi di tutti, rinchiudendo i cittadini in un pessimismo cinico e cupo, foriero di nuovi disastri. Perché in Italia, nulla si può fare veramente senza lasciare ampi margini alla furbizia e alla disonestà.

 





 

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(6 aprile 2019)

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