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Maschi-maiali da social a caccia di donne da sporcare con i loro liquami morali

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di Giorgia Trinelli #Social twitter@gaiaitaliacom #Donne

 

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Ci sono cose che deludono, anzi no: non deludono. Ci sono cose che fanno male, anzi no: non fanno male. Ci sono cose che uccidono, sì. Uccidono la libertà e la dignità, la vita delle donne. Qualcuno arriccerà il naso, qualcuno dirà ancora!!!

Eh già, parliamo ancora delle donne, quelle entità che ancora e ancora, donne, madri, figlie, giovani, vecchie, adolescenti, vengono violate nell’intimità, nella libertà di potere vivere. Per vivere si intende assaporare la vita, i sentimenti, gli amori senza il timore che qualcuno (un uomo, anzi no: non sono uomini), decida di rendere pubblici atteggiamenti, momenti, il privato, l’io della vita delle donne.

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Perché la violenza non è solo fisica, spesso è verbale, ancora di più è subdola, psicologica, carpita con la fiducia. Uomini, scusate se sbaglio sempre la definizione, che grazie all’anonimato dei social, possono permettersi di scambiarsi foto di ragazzine definendole “maiale”, scatenando tutto “il pedofilo” nascosto (poi neanche tanto) che c’è in loro.

Donne che non possono camminare liberamente per il centro città, prendere un aperitivo perché un qualche “sesso vagante opposto”, ritiene giusto fare una fotografia a donne piacevoli e poi liberamente (lui), postarle e scambiarle con altri “sessi vaganti opposti” come lui, definendole “troiette”, palesando pubblicamente (ma protetto dai sistemi criptati di una chat involabile) quello che farebbe o non farebbe se solo potesse averla.

Si è forse dimenticato il passaggio intermedio, quello che spiega come la donna debba essere consenziente e che la donna non è merce di scambio.

Eh si, lo hanno proprio dimenticato, perché tra loro si scambiano richieste in merito. Tra loro fanno i maschi questi maschi da niente. Possibile che ci sia un social che permetta questo? Possibile che esista la protezione dell’anonimato? Possibile che ancora e ancora si debbano leggere offese, leggere definizioni come “maiala”, “troietta” e altro? Possibile che nessuno difenda né prenda una posizione seria, non dico sensata…? Possibile che ancora non si è capito che ciò che non si risolve inevitabilmente ritorna.

Quando si deciderà di tutelare le donne, tutte!, con leggi serie, applicate sul serio? Quando la difesa della donna comincerà anche dalla sua tutela in tutti i luoghi pubblici, anche quelli virtuali, affinché non si debbano più leggere offese e commenti ignobili da questi maschi che sfoderano moralismo pubblico contro tutte le differenze?

 





 

(28 gennaio 2019)

©gaiaitalia.com 2019 – diritti riservati, riproduzione vietata

 





 

 


 

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