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La difficoltà di essere di sinistra

di Marco Biondi #Lopinione twitter@gaiaitaliacomlo #Politica

 

Solo qualche anno fa era semplice distinguere le opinioni politiche. C’erano quelli di sinistra, quelli di centro destra e quelli ai margini. Punto. Solo due anni fa il bipolarismo era netto, tanto da aver guidato l’impostazione delle riforme costituzionali ed elettorali. O di qui, o di là. Punto. Anche nelle amicizie era più facile. Sei dei nostri oppure no. Non si discute. Poi ci potevano essere sfumature (chi vuole forme di patrimoniale e chi no, chi crede di più al mercato, chi crede di più all’assistenza), ma sulla collocazione non si discute.

Poi è arrivata la politica su Facebook. Ed è successo il cataclisma.

Perché non ci sono più state le certezze, ma c’è semplicemente stata l’invasione di una comunicazione che ha sparso odio, notizie false, illusioni di soluzioni a buon mercato. Il famoso populismo è semplicemente esploso lì. Dimenticando che la politica è “soluzioni”, è progettazione, è lavoro puntuale, giorno dopo giorno, sul contrasto alle inefficienze ed agli interessi di parte, e sull’accurata gestione del bene pubblico. L’invasione delle fake news ha, nella realtà, oscurato a milioni di Italiani gli eccellenti risultati della scorsa legislatura e lasciato, nella maggioranza degli elettori, la sensazione che quanto fatto fosse negativo per il Paese e per gli Italiani, a favore di banche e potentati economici. Nulla di più falso, ma l’informazione ha ormai permeato la popolazione italiana.

Noi forse non lo ricordiamo, ma veniamo da conti dello Stato devastati da partiti che mandavano in pensione gente dopo 15 anni di lavoro, generavano assunzioni nelle amministrazioni pubbliche di gente senza arte né parte, semplicemente perché non esistevano i lavori da fargli fare. Pura e semplice demagogia ed assistenzialismo. Un mondo del lavoro ingessato, dove non serviva lavorare o produrre, tanto i soldi si trovavano svalutando e stampando moneta. E chi ci ha portato fin qui, aveva il controllo totale della comunicazione, attraverso giornali e televisioni. Quanto queste politiche basate sui voti di scambio fossero dannose per il Paese, non lo sapevano in tanti perché, semplicemente, non si voleva che si sapesse.

Quello che oggi viene bollato come politica criminale, l’equilibrio dei conti pubblici, altro non è che il presupposto per poter far progredire il Paese, senza generare debiti a carico delle generazioni future.

Oggi sarebbe difficile anche solo avvicinarsi al pareggio di bilancio senza deprimere l’economia. Sarebbe recessione e non possiamo permettercelo. Potremmo però almeno sperare di avere persone serie che gestiscono quelle poche risorse che ci rimangono. Invece abbiamo cialtroni che, come tanti dilettanti allo sbaraglio, giocano con i nostri risparmi (almeno quelli di chi ce li ha) e con i posti di lavoro che ci sono rimasti.  Se almeno ci fosse un’alternativa seria, tipo il vecchio centro-sinistra, potremmo cercare di sperare in un ravvedimento, almeno di una parte della popolazione che ha votato i cialtroni. Invece, la mia sensazione, è che si stia cercando di generare anche a sinistra un’aggregazione che parli “alla pancia” degli elettori.

I discorsi che sento da parte degli “Zingarettiani” sembrano proprio rincorrere le illusioni diffuse da chi ha promesso a vanvera solo per essere votato. Anche la semplice promessa di “voltare pagina” per rifondare la sinistra, sembra triste e vuota propaganda.

Continuare a sostenere che il Governo Renzi non abbia fatto politiche di sinistra è, oltre che falso, strumentale a lasciare nelle mani della nomenklatura ex PCI, il potere di spacciarsi come gli unici “portatori sani” di idee di sinistra. L’elenco delle conquiste civili raggiunte grazie al Governo Renzi è arcinoto, ed è superfluo riproporlo qui. La sola cosa che vale la pena ricordare è che il programma delle riforme costituzionali che ha caratterizzato il triennio Renziano era storicamente il Manifesto del riformismo di sinistra e l’immagine dei “supposti sinistri” che brindano alla vittoria del NO referendario sta a testimoniare ai posteri la falsità di questi personaggi che hanno rinnegato i principi riformisti ed innovatori proprio quando era possibile vederli finalmente realizzati.

La ferita che si apre costantemente a coloro che, come me, hanno lottato per una vita per l’evoluzione di un Paese retrogrado e conservatore verso una moderna democrazia progressista europea, è l’essere costretti a vedere questi fantomatici sinistri come nemici del progresso.

Dopo aver rincorso per decenni la chimera dell’unità della sinistra in Italia, dover scoprire che proprio dagli eredi di Togliatti e Berlinguer nasce la reazione più violenta al progresso e all’unità lascia sgomenti. Ma nulla possiamo fare, almeno fino a che le muffe dei vecchi circoli ed i salotti dei nuovi borghesi  arricchitisi con la politica non saranno definitivamente svuotati e sgomberati come vecchie cantine inutilizzabili.

Questa è la triste rappresentazione del destino della sinistra in Italia. Sono riusciti con l’innaturale alleanza dell’accozzaglia nella campagna referendaria a far credere a buona parte degli italiani che il decisionismo di Renzi fosse responsabile della spaccatura della sinistra italiana. Nulla di più falso. La supposta sinistra italiana è stata frantumata dalla ditta dei circoli e dei salotti. Se Renzi dovesse mai rendersi disponibile a chiedere scusa di qualcosa, si limiti a quanto già dichiarato: ammettere cioè semplicemente di aver sottovalutato il potere di quella nomenklatura perché è da quella che è stato sconfitto il riformismo in Italia.

A noi, sinceri progressisti, altro non resta che cercare di far nascere un movimento totalmente slegato da quelle vecchie logiche, fregandocene di essere additati come i nuovi liberisti. Per cercare di bloccare chi vuole far progredire un Paese ed i diritti dei suoi abitanti non può bastare una vecchia etichetta appiccicata sui post di Facebook. L’economia e la democrazia meritano ben altro.

 

 




 

 

(2 gennaio 2018)

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