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La #manovradelpopolo è una bomba ad orologeria al 2020 (e un cappio al collo per chiunque governi)

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di Giovanna Di Rosa #Manovra twitter@gaiaitaliacomlo #Pentaleghismo

 

E finalmente l’anima nera del governicchio cialtrone frutto della coalizione tra impresentabili post-elezioni del 4 marzo 2018 si è manifestata in tutta la sua mancanza di dignità, coerenza, capacità, lungimiranza rivelandosi per quello che è: una coalizione di impreparati dilettanti utili solo ai social, clientelare e inetta, disastrosa per il paese e che distruggerà la già fragilissima pace sociale.

Le “clausole di salvaguardia”, quelle porcate che non hanno certo inventato Lega e M5S, sono le misure che costringono i governi, chiunque governi, a trovare soldi continuamente per evitare che l’IVA aumenti a copertura delle misure più o meno scellerate di governi più o meno inetti e presidenti del Consiglio più o meno cialtroni. Il pentaleghismo filo-Putin è andato però molto in là: è riuscito a farsi imporre dall’UE, ed hanno il coraggio di cantare vittoria, clausole di salvaguardia legate ad aumenti dell’IVA che al 2021 arriveranno al 26,5% il che implica aumenti di tasse di 52 miliardi in un triennio scarso (fonte Repubblica).

Nel dettaglio, scrive ancora Repubblica, le cose saranno queste

… aumenti Iva per 23 miliardi nel 2020 e quasi 29 (28,75) nel 2021 e nel 2022. La Relazione tecnica spiega che, senza interventi, l’aliquota ridotta del 10% passerebbe dal 2020 al 13%, mentre l’aliquota ordinaria oggi al 22% passerebbe nel 2020 al 25,2% e nel 2021 al 26,5% nel 2021.

C’è già, naturalmente, il pronto intervento pentaleghista che rassicura, sgrammaticato e con spiccato accento locale come al solito, che le clausole di salvaguardia non scatteranno perché si troveranno i soldi in qualche modo. Quale modo? La manovra non lascia prevedere un grande sviluppo futuro. In realtà lascia piuttosto prevedere che futuro potrebbe non esserci.

Per tre anni si taglierà l’adeguamento delle pensioni oltre i 1.522 euro al mese (quelle che sono tre volte il minimo): la decurtazione maggiore – scrive ancora Repubblica, – fino al 60%, scatta per gli assegni oltre i 4566 euro. L’indicizzazione piena ci sarà solo per le pensioni fino a 1.522 euro, poi sono previste sei fasce di tagli. L’adeguamento sarà infatti del 97% per assegni tra fino a 2029 euro, 77% fino a 2537 euro, 52% fino a 3042 euro, 47% fino a 4059 euro, 45% fino a 4566 euro e 40% oltre 4566 euro, che è nove volte il minimo.

Arriverà anche la nuova web-tax, una misura con aliquota al 3% sui ricavi che verrà applicata ai soggetti che prestano servizi digitali e che “hanno un ammontare complessivo di ricavi non inferiore a 750 milioni e che hanno un ammontare di ricavi derivanti dalla prestazione di servizi digitali non inferiore a 5,5mln di euro, con speranza di entrate nelle casse dello stato di 150mln nel 2019, 600mln nel 2020 e 600mln nel 2021.

Conte c’ha messo la faccia con un discorso inascoltabile che non diceva nulla di ciò che invece la Legge scritta da Bruxelles per il governo del cialtronismo pentaleghista – quanto dura un mai marcia indietro?, scriveva qualcuno – mentre i due vicepremier (veri artefici del disastro) non si presentavano nemmeno in aula. Quattro urletti dal PD troppo impegnato con le sue beghe interne non c’hanno fatto cambiare idea sulla qualità della sua opposizione. Il deserto.

Da parte sua il vicepremier e ministro del Lavoro ha dichiarato che “Risalirebbe sul balcone anche domani”, tanto perché sia chiaro quali sono le reali ragioni per le quali si governa.

 




 

(20 dicembre 2018)

©gaiaitalia.com 2018 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 




 

 

 

 

 

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