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Giornata Mondiale dei Diritti Umani in un mondo dove tutti rivendicano più diritti di chi non ne ha

di E.T. #DirittiUmani twitter@gaiaitaliacom #10dicembre

 

 

Eccoci ad una nuova Giornata Mondiale dei Diritti Umani in questo mondo di dementi governato da psicopatici che sono riusciti a convincere che la lotta per i Diritti Umani è quasi inutile perché tu, che sei chiunque, hai più diritto ai diritti di chi diritti non ne ha nessuno e vive in paesi dove i Diritti Umani sono calpestati quotidianamente.

Questo paese, il nostro, è un esempio di questa visione personale e personalistica del Diritto Umano: dalle associazioni che si occupano proprio di quello e che si scannano a chi è più buono per avere qualche euro di finanziamento in più – oltre alla coroncina della più buona del Reame e finire magari sui quotidiani, all’esponente politico che decide in nome del proprio elettorato chi ha diritto di avere Diritti e chi no, a quell’altro che in nome dei suoi Diritti decide che quelli degli altri non sono Diritti Umani.

Mi sbellicai dal ridere quando un politico come l’ex ministro della Famiglia Giovanardi, più noto per le sue ridicole teorie sulle nutrie che per ciò che da quel ministero fece, gridava a destra e a destra che l’Unione Civile non era un diritto umano, ma un diritto delle persone o diritto civile che dir si voglia.

Solo in questo paese si riesce ad ammantare le proprie porcate di un finto culturalismo per dementi che non trova paragoni nemmeno in manicomio. Infatti noi li abbiamo chiusi.

Ci sono altri esempi divertenti che vanno presi in considerazione quest’oggi, giornata nella quale, come ogni anno, si ricordano i Diritti Umani di coloro che non ne hanno. Vale la pena iniziare con una esperienza personale: mai, dico mai, nella mia vita sono stato oggetto di insulti omofobi se non in una occasione. A chiamarmi vecchio fxxxio di merda fu un attivista per i diritti LGBTI, perché fate quel che dico, ma non quel che faccio. A quei tempi avevo una quarantina d’anni (e stavo con una donna) e la storia la dice lunga anche sul rapporto di chi si inventa l’occupazione dell’attivista per riempire una vita insensata, che tale rimane, con gli anziani. O vecchi che dir si voglia.

Il ministro dell’Interno e segretario della Lega che cita in un dibattito pubblico Martin Luther King la dice lunga sullo stato in cui versano non soltanto i Diritti Umani in questo paese di dementi, ma anche sulla comprensione che dei diritti hanno le masse populiste e dell’uso che, dei grandi leader che hanno tentato di far diventare il mondo un posto decente, gli psicopatici che ci governano oggigiorno faranno.

Tra presidenti del Consiglio misogini (ricordate il Merkel culona che fece sganasciare tutto il popolo dei biliardi prima che si riversassero sui social a scrivere le loro sgrammaticate porcate?); tra onorevoli e senatori omosessuali che votavano contro le Unioni Civili ergendosi a difensori della famiglia tradizionale (e facevano ridere tutta Roma); tra una legge sulle Unioni Civili che non pretende l’obbligo di fedeltà non in nome di un’ipocrita imitazione della scarlancata e feroce famiglia tradizionale, ma per sminuire l’importanza delle coppie dello stesso sesso agli occhi di coloro che pensano di essere buoni perché partecipano ad un rito religioso quando la loro fede glielo impone, eccoci arrivati al 10 dicembre 2018 e all’ennesima giornata nella quale si ricorda che ci sono persone per le quali i Diritti Umani sono un lontano orizzonte al quale nemmeno pensano perché credono di non esserne degni.

E per uno straniero come il mio amico Fernand, del Benin, che è sballottato da quattro settimane da un’agenzia interinale che gli promette lavoro ogni tre giorni, gli dà un appuntamento e quando lo vede arrivare in ufficio gli dice torna domani, c’è un ministro dell’interno e segretario di un partito razzista, xenofobo, misogino ed omofobo che cita Martin Luther King in piazza del popolo [sic] dimenticandosi che quell’uomo, un afroamericano, per difendere i diritti delle minoranze c’ha rimesso la vita.

E gli altri?

Gli altri hanno i social. Lì sfogano le loro frustrazioni, le loro rabbie, i loro odi. Un post incazzatissimo ed è già stato fatto tutto quello che va fatto. Un’accusa a chi non fa ciò che deve ed ecco l’essere mondato come se si fosse già fatto ciò che l’accusato non ha fatto.

A questo sono ridotti i Diritti Umani, a slogan, spot, tweet, post su Facebook tutti conditi di un buonismo raccapricciante, dove le parole trasudano quell’insopportabile guardate e leggetene tutti, questo è il mio pensiero con sottintesa preghiera di follow che fa venire una certa nausea.

Poi arriva l’11 dicembre e segue il Natale. Così ci si risparmia un po’ perché il meglio lo si regala tra il 24 e il 26. Con tanti auguri.

 

 




 

 

(10 dicembre 2018)

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