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Quello di cui aveva bisogno questa nuova generazione d’italiani votanti, una generazione che non ha avuto la (s)fortuna – anzi, chiamiamola ventura – di avere a che fare con il fascismo storico di Mussolini, erano un neofascismo anti-immigrazione, un neosocialnazionalismo stupido, cieco e informe condito di omofobia ed odio verso gli altri e che soprattutto, essendo essi incapaci di scoprire cosa sta dentro di loro, li giustificasse nel trovare il nemico fuori di loro. E’ una tendenza vitale che è il vero cancro di ogni civiltà ed ogni momento storico e che si placa soltanto quando il desiderio, questo disperato conosciuto, trova il modo di essere soddisfatto attraverso la tranquillità economica, la facilità del mutuo, la disponibilità del coito, essendo il desiderio parte del nostro essere animali. Il pentaleghismo al potere ne è l’espressione più elementare.

La forza politica sdoganata da Berlusconi ha trovato nei falliti pentastellati – questo cialtronume incolto, incapace, impreparato, borioso, infantile, inconcludente e per tutte queste caratteristiche, più altre innominabili, arrogante – terreno fertile per far crescere la sua nauseabonda pianticella dell’odio. Le pianticelle, come la deficienza umana, si espandono con semi invisibili ai più sempre impegnati in cose che appaiono loro così importanti e che servono loro a dimenticare che un giorno moriranno senza nemmeno avere capito che cosa ci stavano a fare quando vivevano da vivi. Sono semi che a loro volta germogliano e danno risultati. Che non sono sempre quelli sperati. Perché esistono anche le piante infestanti. I falliti cascano in ogni trappola. E anche stavolta non poteva andare diversamente.

Non esiste fallimento più pervicace di quello perpetrato da falliti che cercano di recuperare il loro fallimento perseguendo la carriera a tutti i costi, il titolo, l’onorabilità, il poter dire (benedetto sia Alberto Sordi) “Lei non sa chi sono io”. Essendo il fallito senza carattere, principale ragione del suo fallimento, si accoda spesso in posizione supina (o a novanta gradi, vedetela come volete) al potente di turno dicasi a chiunque possa garantirgli la carriera che sogna ovvero la posizione dalla quale poter dimostrare agli altri – perché l’essere riconosciuto dagli altri che l’hanno sempre trattato da fallito, perché quello è e rimarrà, è l’unico sogno della sua vita – di essere qualcuno. Così cerca di esercitare il potere. Perché chi ha potere comanda. Chi ha potere è qualcuno. Chi ha potere può esercitare quel “Lei non sa chi sono io” che all’idiota seriale italiano che genera eredi nonostante se stesso pensando di far bene – cioè al fallito – appare l’unica maniera decente di vivere da morto.

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Poi arriva un momento in cui i falliti prendono il potere. Si sentono importanti e gridano vittoria. Purtroppo per loro rimangono dei falliti perché il fallimento sta sempre e solo nella propria umanità, non nelle azioni che si ritiene di compiere sentendosi importanti. I falliti al potere sono all’opera in tutto il mondo ed ovunque siano fanno disastri come in Venezuela, come in Iran, come a Cuba, come in Corea del Nord, come nell’amministrazione Trump, come nelle segrete stanze dei bottoni del pentastellismo, nella pancia capiente del segretario della Lega e dei suoi accoliti.

Il fallito al potere alberga anche nelle inutili ed infelici teste di quelli che al fallitismo si aggregano inseguendo le sirene di quegli altri che giurano e spergiurano di governare per loro e lanciano slogan su slogan, irradiano intenti su intenti: si chiama massimalismo e l’Unione Societica lo praticava straordinariamente bene. Non pretendiamo, in questa sede, che sappiate cos’è il massimalismo. Nè di spiegarvelo.

I falliti  al potere oggi sono lì, goderecci nel vedere al governo coloro che desideravano perché gli altri, quelli che c’erano prima, erano tutti ladri, delinquenti, incapaci, idioti, corrotti, così che per un po’ di tempo fingeranno di credere a ciò che vedono – anche se non c’è niente da vedere perché siamo nel paese dei fallimenti non in quello della purificazione dei sensi – salvo poi svegliarsi dentro un incubo: più falliti di prima e pronti a dare di nuovo la colpa a qualcun altro. Finché morte non li tolga di mezzo.

Perché è triste la vita del fallito, signora mia. Glielo dica lei con il suo buon cuore di madre.

 




(16 novembre 2018)

©gaiaitalia.com 2018 – diritti riservati, riproduzione vietata

 




 

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