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Riforma elettorale, doppia mandata alla porta della democrazia: si vogliono chiudere dentro
di Massimo Mastruzzo Da 1.500 a 6.000 firme minime per ogni collegio. Quattro volte tanto. E contemporaneamente l'obbligo... →
Questo pomeriggio, attorno alle 16.30, una nostra inserzione pubblicitaria a pagamento relativa ad un articolo che pubblichiamo qui è stata rifiutata perché a dire di Facebook contiene volgarità ed espressioni discriminatorie nei confronti delle minoranze. Qualche giorno fa un altro pezzo che parlava di Silvio Berlusconi è stato rimosso dalla nostra pagina sul social e lo abbiamo dovuto ripostare, ma senza poterlo condividere. Stesso destino per questo articolo, la cui condivisione e i tag ci sono stati impediti.
Qualche giorno fa ci è stata impedita un’inserzione pubblicitaria negli USA, a pagamento, perché non ci è permesso postare pubblicità di contenuti politici (l’articolo era questo) in quel paese; dopo la nostra protesta – non è una perversione protestare per pagare? – una nuova risposta che ci diceva come l’annuncio pubblicitario era stato approvato perché privo di contenuti politici e quindi sarebbe stato pubblicato. La pubblicazione non è mai avvenuta.
Estate 2026 la più calda di sempre in Europa Occidentale
L'estate da poco conclusa - con la coda di questo inizio d'autunno con valori ancora nettamente superiori alla... →
Siamo spesso vittima della scellerata ed incontrollata politica censoria del social di Zuckerberg che non è soltanto incomprensibile, ma è vittima di se stessa lasciando (volutamente?) libero spazio agli sproloqui demenziali e carichi d’odio di molti suoi utenti (le chiamano “opinioni”) per censurare poi ingiustificatamente ed incomprensibilmente contenuti che ci discriminatorio non hanno nulla e tutto fanno, fuorché incitare all’odio.
(15 novembre 2018)
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