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Puttane, Mignotte, Troie e Zoccole

di Daniele Santi #puttane twitter@gaiaitaliacomlo #troie

 

 

Ci perdonerà l’amico Mauro Coruzzi se prendiamo in prestito i quattro termini grazie ai quali lui e le sue “sorelle”, moltissimi anni fa, coniarono un geniale acronimo: “Pumitrozzole”, un gruppo di sderenate fuori di testa che si esibivano nei locali di Parma soprattutto, con spettacoli en travestì di rara intelligenza e comicità, sorretti dalla consapevolezza che impersonare le puttane non significa necessariamente esserlo.

Non erano lontani i tempi dell’Istituto Luce che propinava agli Italiani, nei cinema, il racconto dell’Italia che il potere politico voleva, la casta c’era già, ma i giornali non rompevano i coglioni ai suoi componenti più di tanto, ci si era lasciati il Minculpop alle spalle, ma nemmeno troppo, e molti di coloro che erano stati fascisti convinti – quelli che in Emilia andavano a sradicare i papaveri perché erano rossi, avere avuto una nonna ultracentenaria aiuta – erano diventato improvvisamente comunisti e/o democristiani a seconda della convenienza territoriale, perché salvarsi il culo prima di tutto.

L’Italiano non è cambiato molto da quei tempi, i decenni sono passati, e l’Italia si è avviluppata più che sviluppata su un narcisismo insopportabile fatto di territori sempre più piccoli e sempre più affollati dove i potenti di turno attirano le puttane di turno. Dirlo fa male (ricorderete la polemica con Franco Battiato alla Regione Sicilia dopo che Rosario Crocetta si era scandalizzato per una verità tanto banale). Le puttane, le mignotte, le troie e le zoccole (che non sono le meretrici, il cui lavoro è nobile e rispettabile perché esercitato con aristocratica dignità, nonostante i clienti) sono sempre esistite e, sempre!, si sono affollate là dove c’era qualcosa da godere azzannandosi come iene per mangiare di più. Il potente di turno ha sempre goduto del circondarsi di puttane: in tempi sempre troppo recenti molte di loro sono state messe sotto contratto per formare una corazzata dell’informazione che aprisse le gambe al capo in nome del suo potere personale, che garantiva alla puttana il pagamento della marchetta.

E’ di tempi ancora più recenti la scoperta che in Italia esisteva una Casta. Scoperta avvenuta grazie [sic] ad una forza politica che desiderava profondamente sostituirsi alla Vecchia Casta e diventare la Nuova Casta. Molte delle puttane di cui sopra, quelle messe a libro paga, quelle insomma della riapertura delle Case chiuse a fini mediatici, quelle sempre pronte a scrivere osanna al capo, viva il capo, com’è bello il capo, hanno cavalcato l’onda anti-Casta pensandola una cosetta da nulla, perché le puttane da potere sono sempre presuntuose, arroganti e non vedono più in là del proprio naso. Incipriato. Il cavalcare l’onda anti-Casta del nuovo [sic] che avanzava, ha aiutato questo nuovo [sic] che è più vecchio di ciò che è già stato visto un centinaio di anni fa, a conquistare il potere. Da cui il risveglio della puttana che è l’ultima esilarante puntata della tragedia italiana che vede protagonisti quei ciarlatani che gli italiani votano con la pancia perché hanno bisogno del Messia.

Il nuovo che avanza è in parte formato da personaggi che non solo chiamano puttane coloro che si oppongono alle loro politiche demenziali, ma essendo incapaci di infilare una frase sensata senza perpetrare la lingua di Dante, strafalcionano di misure impossibili da realizzare, vaneggiano di ricostruzioni impossibili in quindici giorni, inseriscono condoni edilizi destinati a luoghi dove, magari, la famiglia di un capetto che va di moda ha anche un casa (guarda un po’) ma, soprattutto, vedono i loro consensi possibili futuri calare costantemente e clamorosamente nei sondaggi. A tutto questo va aggiunta una lunga lista di disastri delle loro giunte, processi (che fortunatamente finiscono con un’assoluzione, perché è sempre meglio avere politici assolti che politici colpevoli, essendolo essi già abbastanza nelle loro assolute incapacità); a tutto questo aggiungasi una lunga lista di promesse irrealizzabili che non saranno realizzabili mai e la rabbia di chi si è sentito tradito ed ora che ha conquistato il potere grazie ad una operazione di rara oscurità (e prevedibile oscurantismo) trovando in un terzo degli Italiani che straparlano di terra piatta, scie chimiche e antivaccinismo, terreno fertile per la loro affermazione.

L’ultimo attacco di questi personaggi che non avranno futuro, non a causa di altri ma a causa loro, congrega di incapaci incolti senza nessuna capacità che non sia quella di occupare poltrone, è l’attacco ai giornalisti definiti, da due giornalisti proni al potere interno alla loro forza politica e perennemente in competizione per la poltrona più prestigiosa e per chi la spara più grossa: “Puttane”.

Dimenticano, tutti i due, che i giornalisti vengono messi sotto contratto per scrivere ed informare e non firmano invece come troppi hanno fatto prima di questa indimenticabile legislatura, contratti che prevedono 150mila euro di penale nel caso i firmatari (deputati-servi) vengano meno ai dettami dittatoriali imposti da una srl alla quale devono anche versare una quota mensile di soldi pubblici (anche nostri), organo oscuro di governo dietro al governo pro tempore di incapaci in carica.

Puttane, mignotte, troie e zoccole senza dignità. L’Italia ne è piena. Non confondetele con le meretrici per favore. Loro, almeno loro, una dignità ce l’hanno.

 




(12 novembre 2018)

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