di Paolo M. Minciotti #LGBTQI twitter@gaiaitaliacomlo #referendum
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Gli è andata male: solo il 20% o poco più degli aventi diritto si è scomodato ed ha impiegato parte del giorno di festa per votare contro la Costituzione che garantisce anche ai rumeni il matrimonio egualitario, che è semplicemente il diritto di unirsi per la vita (o finché dura, come succede a tutte le coppie) con chi amano.
Il referendum richiedeva l’autorizzazione ad una modifica costituzionale specifica che proibisse il matrimonio egualitario e necessitava di un quorum del 30% che non è stato raggiunto nonostante la propaganda dei preti ortodossi nelle chiese del paese a favore dell’abolizione dalla carta costituzionale della disposizione che rende legali i matrimoni egualitari.
E’ stata l’Associated Press ad informare per prima che il referendum aveva fatto fiasco, o meglio, che a fare fiasco erano state le istanze deliranti e discriminatorie della Chiesa ortodossa e dei suoi alleati al governo di Bucarest e al governo-ombra di Mosca.
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Il quesito referendario chiedeva che la Costituzione venisse modificata nella parte in cui parla di matrimonio tra due sposi ritornando all’antico “matrimonio tra un uomo e una donna”.
(8 ottobre 2018)
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