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Approvato a tempo di record il decreto sicurezza del ministro dell’Interno

di Giovanna Di Rosa #pentaleghismo twitter@gaiaitaliacom #politica

 

La propaganda pentaleghista dell’inapplicabilità continua a far suonare la grancassa ed il decreto sicurezza del ministro dell’Interno viene approvato in tempi record. Molte le misure che il decreto prevede, molte inapplicabili perché contrarie a tutte le norme internazionali, ma il gioco del decreto sicurezza non è la sua applicabilità, è l’allontanamento dell’Italia dalla comunità internazionale in nome del sovranismo che Putin rivendica e che Lega e M5S hanno sposato.

Dunque cosa dice il decreto? Un sacco di roba, anche condivisibile. Ad esempio per “i richiedenti asilo lo stop alla domanda si avrà in caso di pericolosità sociale o condanna in primo grado”. Cosa che è difficile discutere e che giova alla propaganda pentaleghista dimentica dei fondatori di partito condannati in via definitiva per omicidio colposo o i senatori condannati in primo grado per 49 milioni spariti non si sa dove. Certo loro sono Italiani.

E’ con gli stranieri che bisogna prendersela.

Perché la xenofobia, in questo momento storico, porta voti. Molto da eccepire, ma tutto è perfettamente coerente col disegno governativo. C’è dell’altro.

L’unanimità dell’approvazione del documento nasconde altre bellezze [sic]: ad esempio la normativa in materia dell’accoglienza dei profughi abolisce il permesso umanitario contro tutti gli accordi internazionali ed introduce nuove misure sulla cittadinanza e la permanenza nei centri di prima accoglienza. Di queste nuove misure non si sa nulla. Continua dando una stretta alle leggi antiterrorismo estendendo il Daspo sportivo anche ai sospetti terroristi. Toglie  la cittadinanza in caso di condanna definitiva per terrorismo, misura che viene comunicata guardandosi bene dal fare riferimento al fatto che tutti i terroristi che hanno agito in territorio europeo sono in Europa. La nuova normativa concede poi maggiori poteri ai Comuni. Quali poteri non si sa.

Riporta quindi Repubblica che il tema caro al M5S, quello della corruzione, pare avere fatto pendere la bilancia verso il Daspo applicato senza attendere il terzo grado di giudizio. Resta da capire se i 49 milioni spariti dai conti della Lega per i quali Bossi e Belsito sono stati condannati in primo grado verranno considerati, furto, appropriazione indebita, corruzione o infantile scivolone per ingenuità.

Nemmeno di quello si sa granché e francamente non stiamo morendo dalla voglia di vedere Bossi, già sufficientemente provato dalla vita, andarsene in giro per il Senato con Daspo al seguito o al seguito del Daspo o come volete voi.

Sarebbe la conferma che gli Italiani sanno eleggere solo impresentabili. E non farebbe bene nemmeno al governo.

 




 

(24 settembre 2018)

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