di Daniele Santi #Internet twitter@gaiaitaliacom #Televisione
Latitante ricercato dal 2022 è catturato a Madrid
Inserito nel progetto “Wanted” della Direzione centrale anticrimine perché condannato per estorsione aggravata, incendio, danneggiamento seguito da incendio,... →
Accidentalmente il ministro del Lavoro che conosce poco il lavoro, per essere nato in una zona disagiata, diciamo così, ha fatto alcune affermazioni su internet e sulla televisione che sono, accidentalmente, affermazioni che hanno una loro coerenza e verità.
Le riporta il quotidiano Libero che le trasforma, con alcuni commenti insensati e totalmente fuori dal tempo e dallo spazio, in boutade senza nessun fondamento. Spiace dirlo, trattandosi di Di Maio, ma quando dice qualcosa di sensato bisogna ammetterlo.
Il pirata Netanyahu all’assalto della Flotilla
Nuovo attacco insensato del pirata Netanyahu che lancia i suoi all'assalto della Freedom Flotilla in acque internazionali e arresta... →
A proposito di televisione e internet il ministro del lavoro ha scritto sul Blog delle Stelle.
“Noi del MoVimento è da anni che diciamo che con l’avvento della Rete sarebbe cambiato tutto e i media tradizionali ne avrebbero fatto le spese (…) Morgan Stanley ha pubblicato un report sul futuro della televisione con dati inequivocabili: in Italia al momento Netflix ha una penetrazione stimata attorno al 6%, ma cresce a un ritmo del 3% l’anno e quindi raggiungerà il 20% in 5 anni. Quello sarà il punto di non ritorno (…) una volta che Netflix entra in una casa, il consumo di tv tradizionale cade del 16-30%. Per di più è finita la crescita della pubblicità, che rappresenta tra il 50 e il 90% dei ricavi delle tv tradizionali (…) dico che è tempo che in Italia si inizi ad anticipare il futuro e a fare investimenti che vanno nell’ottica delle nuove tecnologie e non di quelle vecchie (…) fondamentale il 5G ad esempio, la banda larga (…) incentivare la fornitura di quei servizi che possono essere di supporto alle piattaforme di oggi e nel medio e lungo periodo investire in nuovi modelli di business e nuove tecnologie per sviluppare a casa nostra le piattaforme del futuro (…) se la prossima Netflix sarà italiana dipende dagli investimenti che facciamo oggi (…) un prodotto italiano di successo diffuso su Netflix o piattaforme simili, sarebbe un volano importante per far conoscere il nostro stile di vita e per far ripartire la nostra industria culturale (…) su questo devono interrogarsi anche le grandi aziende culturali del Paese, in primis Rai e Mediaset”.
Si tratta di uno dei pochi discorsi sensati che abbiamo letto di Luigi Di Maio, così sensato da scatenare l’attacco cieco e furioso di Libero in difesa dell’industria televisiva di casa Mediaset, l’industria di Famiglia, che è anche il datore di lavoro, diciamo così, del quotidiano berlusconiano.
Secondo Libero “il vicepremier gioca a fare il dirigista con il portafogli degli altri, dimentica e mortifica le eccellenti produzioni televisive italiane [sic] che alimentano l’industria culturale del nostro Paese…”… Ecco.
Definire “eccellenti” le produzioni televisive italiane è molto più che non avere senno, è non sapere di cosa si sta parlando. Mediaset è riuscita infatti a rendere parziali e faziose anche le telecronache degli incontri di Russia 2018, nonostante l’Italia non partecipi. I programmi delle reti berlusconiane sono inguardabili, diciamocelo, tanto li guardano lo stesso. Sono talmente inguardabili che addirittura la dirigenza aziendale è dovuta intervenire nel corso dell’ultima stagione, e apiù riprese, per sospenderne alcuni tra i quali Balalaika.
Dove Libero trova tutta ‘sta qualità proprio non lo capiamo.
Se invece l’obbiettivo è dar contro a Di Maio che per una volta coglie nel segno lo dicano, perché il discorso del vicepremier rispetto a Internet, non fa una piega. Anzi, se i due catafalchi della televisione italiana se ne fossero resi conto non starebbero lì dove stanno, immobili come mammuth pietrificati a vendere sempre le solite facce, i soliti programmi, le solite insulsaggini, i soliti giornalisti-servi di partito, i soliti approfondimenti che non approfondiscono nulla.
Cosa? State suggerendo che Di Maio non farebbe certo di meglio? Certo, ma il punto non è quello.
Anche Di Maio quando ha ragione, ha ragione. Magari by accident, ma ce l’ha. E del resto diteci, colleghi di Libero, la qualità della produzione culturale televisiva italiana dove starebbe, nei lacrimifici di Barbara D’Urso?
(2 luglio 2018)
©gaiaitalia.com 2018 – diritti riservati, riproduzione vietata
Iscrivetevi alla nostra newsletter (saremo molto rispettosi, non più di due invii al mese)
