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La condanna del presidente della Camera del parlamento romeno, Liviu Dragnea

di Alexandru Rotaru #Romania twitter@gaiaitaliacom #Esteri

 

 

Il 21 giugno 2018 Liviu Dragnea capo del PSD (Partito Social Democratico) che detiene la maggioranza in parlamento insieme al gruppo ALDE e all’UNPR (Unione Nazionale per il Progresso Romeno), presidente della camera dei deputati Romena, è stato condannato a 3 anni e 7 mesi di detenzione per abuso d’ufficio. Dragnea potrà comunque ricorrere in appello contro la decisione dei giudici della Corte Suprema.

Già nell’aprile del 2016 l’attuale presidente della camera fu sospeso per 2 anni a causa di un’accusa di partecipazione alla manipolazione di voti durante il referendum del 2012, rimanendo nel mirino delle autorità e della magistratura, le quali ha dovuto affrontare esattamente 3 mesi dopo la sospensione, per una nuova causa dove è stato accusato dalla Direzione Nazionale dell’Anticorruzione (DNA) di istigazione all’abuso d’ufficio e falso ideleogico, Liviu Dragnea avrebbe avuto 2 persone nella sede del partito di cui era il presidente, che furono pagate da un’istituzione statale. Nel settembre 2016, l’OLAF ha inviato alle autorità competenti della Romania informazioni sulla base delle quali è stato creato il file Tel Drum. A partire dal 13 novembre 2017, il DNA ha ordinato il procedimento penale di Liviu Dragnea con l’accusa di costituzione di un gruppo criminale organizzato, appropriazione indebita di fondi europei e abuso di servizio. Insieme ad altre persone, Liviu Dragnea avrebbe ottenuto indebiti benefici da vari contratti pubblici concessi alla società di costruzione di strade e autostrade Tel Drum.

 

Il Sostegno del Partito e la Deriva Autoritaria

L’attuale Premier Viorica Dancila, difende il suo capo di partito, accusando la magistratura di essere parziale. Già dal 2016 il partito sostiene che la Magistratura sta attuando una vera e propria caccia feroce nei loro confronti per destabilizzare la politica del paese. Il Premier ha poi sottolineato l’importanza dell’abolizione di alcune leggi contro la corruzione che secondo il suo partito permetterebbero alla Magistratura di condannare facilmente “gli uomini che cercano di salvare questo paese”. Abolizione che risulterà molto difficile però, visto che già a dicembre del 2017 quando fu avviato il processo amministrativo il governo rumeno si ritrovò in totale stallo a causa di un’enorme protesta dei cittadini che nei primi 5 giorni ha raccolto ben 3 milioni di persone che a turno hanno occupato alcune tra le principali piazze della Romania, compresa piazza della Vittoria di fronte al Parlamento, dopo aver scoperto che con l’abolizione dei reati di corruzione riguardanti cifre inferiori ai 60mila euro sarebbero usciti di prigione anche alcuni ex membri del partito comunista, a cui sembra che alcuni partiti della sinistra Romena, PSD su tutti, siano ancora legati.

Il presidente condannato Dragnea, ha detto ai giornali che in un primo momento aveva intenzione di dimettersi, ma di fronte alle preghiere ed al sostegno del partito che vuole avviare un processo più fermo e deciso dell’affermazione del programma di governo rinunciando alle procedure parlamentari,  ha rinunciato, e spera di formalizzare il programma attraverso decreti ed ordinanze di urgenza. Esattamente come fece 30 anni fa Nicolae Ceauscescu.

Tra i decreti, ovviamente, ci saranno quello sulla cancellazione di molti reati di corruzione, l’indebolimento della magistratura nei confronti delle forze parlamentari e l’istituzione di un fondo sovrano dello sviluppo, il quale prevederà che lo Stato possa creare propri introiti grazie alle aziende di Stato: insomma alle aziende che già appartengono totalmente o in parte allo Stato Romeno se ne aggiungeranno altre, che a quanto pare sono sotto il controllo di membri appartenenti al PSD.

Nel frattempo il Leu è in piacchiata nei confronti dell’euro e la Commissione Europea scruta, ma non indaga. Chissà se Guy Verhofstadt che tanto critica Salvini, avrà il coraggio di criticare il suo stesso gruppo: ALDE per il sostegno a questo governo. Dall’estero poi arrivano solo brutte notizie: a quanto pare il governatore Brasiliano Jacques Wagner ha riferito che presto sarà chiesto a Dragnea di comparire nei tribunali Brasiliani, per accuse di riciclaggio di denaro.

 

E il Popolo?

Le proteste in piazza a Bucharest e Clu, continuano, nonostante nelle scorse settimane il PSD abbia finanziato indirettamente una contro-protesta con i sostenitori del partito. Sui social girano molti video di contadini, ex carcerati, gente agli arresti domiciliari, (ben 23 denunce di violazione degli arresti domiciliari sono state registrate alla polizia grazie a video postati online), gente di strada e Hooligans, che entravano nei pullman organizzati col segno del partito, accompagnati da grandi rifornimenti di alcol. In alcuni di essi è evidente la volontà di usare la violenza contro i manifestanti pacifici già in protesta, in altri video si capisce chiaramente che ad alcuni è stato offerto denaro, o semplicemente hanno accettato per avere una gita con pranzo e cena pagati. A causa di alcune violenze successe nell’incrociarsi delle due manifestazioni, sono state autorizzate le autopompe ad acqua della polizia che sono state usate contro i manifestanti. L’opposizione, bontà sua, si è fatta sentire tramite Ludovic Orban capo del PNL (Partito Nazionale Liberale) che ha chiesto le dimissioni di Dragnea, nonostante il suo partito sia lo stesso di Traian Basescu, ex presidente della Repubblica Romena, a sua volta accusato di corruzione nonostante la crescita economica del paese durante i suoi mandati. Del PNL fa parte anche il presidente della Repubblica attuale, Klaus Iohannis, che ha il potere di richiamare davanti alla Corte Costituzionale la costituzionalità dei decreti che il governo andrà a varare. Gli altri partiti dell’opposizione si aggregano al PNL, ma difficilmente otterranno più consensi, poiché tra loro sono spesso presenti altri ex indagati per corruzione quando non estremisti inaffidabili.

Tra i cittadini in protesta stanno nascendo nuovi movimenti politici, ma lentamente, e col rischio di farsi guidare da chi non ha nessuna esperienza di governo.

 

 




 

 

(24 giugno 2018)

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