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La Bustina della Serva: “Sulla lapide presente presso il Sacrario di Marzabotto nel Comune di Bologna…”

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di Ci Ci Erre #labustinadellaserva twitter@gaiaitaliacom #Politica

 

 

Sulla lapide presente presso il Sacrario di Marzabotto nel Comune di Bologna c’è impressa una frase “Solo quando a tutti gli uomini sarà riconosciuta la dignità umana, solo allora potrete dimenticarci”.

Quel dimenticare, che oggi risulta più che mai incapace di realizzarsi ed ancora in fieri. Quel dimenticare bloccato tra l’uniforme che ogni anno celebra la memoria e la realtà dei fatti che si estrinseca nella scelta del signor Ministro Salvini di lasciare derelitta un’imbarcazione con a bordo 629 migranti.

Tuttavia, non si può pretendere che il signor Salvini conosca alla perfezione tutti i Monumenti in memoria delle vittime distribuite nel territorio nazionale.

Viceversa, è giusto pretendere che il signor Ministro del Palazzo del Viminale conosca la legislazione regolante il diritto del mare e le Convenzioni all’uopo approvate.

E invece, no.

Il Ministro non lo sa, che in base al combinato disposto di cui gli artt. 1113 e 1158 del codice della navigazione non prestare soccorso ai naufraghi costituisce reato: omissione di soccorso.

Non solo, ma il Ministro avrebbe dovuto sapere che i SAR sono stati imposti dalla Convenzione di Amburgo, e non dalla sinistra. E che pertanto non si tratta di scelte politiche non condivise, ma di un vero e proprio sopruso a danno e offesa dei diritti altrui.

Nel caso il Ministro poi non lo sapesse, esiste anche una Convenzione che si chiama Convenzione di Montego Bay di cui è firmataria anche l’Italia, e sancente l’obbligo per i comandanti delle navi che battono bandiera nazionale di prestare assistenza a chiunque si trovi in pericolo di vita. Non solo, ma gli stati nell’esercizio della Sovranità non possono vietare l’accesso ai porti e alle imbarcazioni; ciò comporterebbe la violazione dell’art. 2 e 3 della CEDU e il divieto di espulsioni collettive sancito dal protocollo 4 della CEDU.

Ma per scoprire il centro dell’inatteso occorre tornare indietro di qualche settimana, quando il Governo ancora in itinere gridava all’impeachment allo scopo di salvaguardare la Costituzione.

Sicchè lo spirito crocerossino volto a difendere la Costituzione ne comporterebbe la sua conoscenza e allora tale grido non parrebbe – oggi più che mai – un illegittimo pretesto, essendo chiara la sua intrinseca contraddizione.

Infatti, da un esatta conoscenza della Costituzione ne discenderebbe il rispetto dell’art. 2 che sancisce “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo (….)”, (art. 2 Costituzione italiana).

Dell’uomo e non del cittadino.

Ed il migrante è un uomo.

Pertanto il migrante che chiede aiuto ha il diritto di essere soccorso.

Ne discende che lo Stato ha l’obbligo di prestare i soccorsi.

Non è di certo un caso che anche le norme pattizie volgono in tal senso.

Significa che prima predisponi i soccorsi volti alla tutela dei migranti – uomini che chiedono aiuto -, dopo e solo dopo, provvedi a delineare le linee programmatiche di intervento volte a risolvere la situazione di emergenza. E ancor prima, sarebbe opportuno soffermarsi sulla condizione di quei migranti. Bisognerebbe interrogarsi sulle ragioni del loro migrare e poi porsi una domanda soltanto.

Cosa farei io?

Lascerei i miei figli e la mia famiglia in situazioni terribili, rimarrei condannato alla miseria e all’ingiustizia?

O sceglierei di salire quella nave – con tutto il rischio che comporta – in cerca di un futuro migliore?

Cosa farebbe il signor Ministro Salvini?

In attesa di risposta, è auspicabile che il Ministro voglia concedersi un approfondimento della normativa di riferimento e della Costituzione italiana così da ricordare che la stessa è nata allo scopo di evitare un ulteriore prevaricazione della dignità umana, come ricorda quella lapide sita nel sepolcro di Marzabotto nel Comune di Bologna costruita in memoria delle vittime di Auschwitz.

 





(17 giugno 2018)

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