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Erdogan minaccia l’Occidente. O del clone del Califfo dell’Isis

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di Daniele Santi #Esteri twitter@gaiaitaliacom #Turchia

 

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Che la misura presa dell’Austria di chiudere sette moschee ed espellere alcuni Imam possa essere discutibile non si può mettere in dubbio, essendo tutto discutibile – soprattutto in un mondo interconnesso trasformatosi in un Bar Sport globale dove i capibranco sono diventati leader politici pericolosi ed incapaci.

Tuttavia le questione che riguardano la politica interna dell’Austria sono questioni interne, per l’appunto, e non sono discutibili. Né possono esserlo.

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Che poi sia proprio Erdogan, un uomo pericoloso e fanatico, un dittatore senza scrupoli, a dichiarare la Guerra Santa contro l’Austria, non stupisce. Stupiscono semmai le giustificazione, anzi, le ingerenze negli affari interni di un altro stato, quando lui non tollera la minima critica al suo operato dittatoriale in Turchia.

Erdogan ha fatto affermazioni pericolosissime: hitleriane. Ha parlato di “Crociati contro mezzaluna”, ha difeso i 350mila turchi residenti in Austria come se fossero stati tutti espulsi, quando nessuno li ha toccati. Ha detto, citiamo Repubblica, che le “misure prese dal cancelliere austriaco stanno, io temo, portando il mondo verso una guerra fra Crociati e la Mezzaluna”. Erdogan vive chissà dove, da non sapere che la guerra tra Mezzaluna e Crociati è già iniziata dai tempi di Al Qaeda, poi Isis, dai tempi di Al Baghadi – entità terroristiche e sedicenti stati con i quali Erdogan non ha mai chiarito i suoi rapporti?

Erdogan è quello che dice “Aleppo e Mosul appartengono alla Turchia”. Il suo delirio neo-ottomano è assai più pericoloso delle decisioni dell’Austria.

No. Ma il debolissimo dittatore turco – assediato dalla Nato, dai fanatici dell’Isis, dalla minoranza curda e da Putin che lo vuole allontanare dal patto atlantico, non ha scelta che non sia quella di rivolgersi alla classe sociale più bassa dei cittadini turchi, gli unici che non hanno ancora capito la bestia fanatica che si nasconde in lui, a colpi di slogan. A colpi di minacce. A colpi di finti proclami per la salvaguardia dei turchi: popolazione che nessuno in Europa si sogna minimanente di minacciare o togliersi dai piedi essendo, non certo per merito di Erdogan, cittadini modello dei quali è impossibile lamentarsi. Anche volendolo.
Che sia poi un dittatore fanatico e politicamente inconsistente che ha basato le sue fortune sulla forza bruta e sul populismo più bieco ad accusare l’Austria di decisioni populiste è la barzelletta del fine settimana che si sposa perfettamente con i deliri infantili di Donald Trump nel post-G7. Capite in che mani dementi è stato messo il mondo in questi ultimi dieci anni, no?

Erdogan ha poi chiuso il suo discorso intimidatorio senza nessuna base reale, dichiarando che se l’Austrai butta fuori i religiosi islamici dovrà aspettarsi che la Turchia faccia la stessa cosa. Perché in un mondo che va a rotoli e che ha problemi enormi causati soprattutto dall’incompetenza e dall’incapacità dei suo leader politici l’unica cosa da fare, affinché questi stessi leader politici incapaci ed incompetenti possano salvarsi le chiappe, è mettere i popoli l’uno contro l’altro.

 

 



 

 

(10 giugno 2018)

©gaiaitalia.com 2018 – diritti riservati, riproduzione vietata

 

 




 

 

 

 

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