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Quel limite sottile tra buonsenso e spirito eversivo che sfida la Costituzione

di E.T. #pentaleghisti twitter@iiiiiTiiiii #politica

 

 

Non solo il M5S ha fatto votare un programma online che poi ha cambiato all’insaputa del popolo del Sacro Blog, le solite circa 25mila persone che votano online e decidono il destino di 60milioni di italiani governati da una piattaforma online, ma insieme alla Lega di Salvini ne ha preparato un terzo. E’ il famoso contratto di governo di governo e l’Huffinton Post ne ha svelato i segreti il 15 maggio scorso.

Fa accapponare la pelle per il suo contenuto liberticida, illiberale, visionario (i visionari sono i più pericolosi) antieuropeo, antinato, filoputin che manca assolutamente della pur che minima visione di un futuro basato sul lavoro e sull’economia reale. Fatto ancora più inquietante, il contratto prevede un Comitato di Conciliazione, regolato da questo contratto, che si sostituisce in tutto e per tutto al Consiglio dei Ministri quando ci sono dissidi da appianare [sic] e che lo affianca come struttura-ombra quando le cose vanno bene [sic]. Un colpo di Stato mascherato da democrazia.

Scrive l’Huffinton Post sulla questione:

 

Nel caso le diversità persistano verrà convocato un Comitato di Conciliazione”, recita il documento. I contraenti si confronteranno in questo Comitato per “giungere a un dialogo in caso di conflitti, al fine di risolvere i problemi”. Ma la sua funzione scatta anche quando si tratta di elaborare una posizione comune nel caso si presentino “tematiche estranee al presente contratto ovvero questioni di carattere d’urgenza e/o imprevedibili al momento della sottoscrizione di questo contratto”. Il Comitato dunque non serve solo a sedare i conflitti interni ma a prendere nuove decisioni in materia rilevanti, quali ad esempio: “Crisi internazionali, calamità naturali, problemi di ordine e di salute pubblici”. Il Comitato infine si riunisce anche in caso sia richiesto da uno dei contraenti per esaminare questioni ritenute fondamentali “.

 L’organismo è composto da: il Presidente del Consiglio dei Ministri, il capo politico di M5S e il segretario federale della Lega. I capigruppo di Camera e senato delle due forze politiche e il ministro competente per materia. Alle riunioni partecipa anche come uditore il membro del governo responsabile dell’attuazione del programma nonché eventuali soggetti individuati dal Comitato.” Come si vede si tratta di un organo complesso che si pone all’origine delle decisioni del più vasto territorio della governance – se si considera che qui si parla di emergenze e crisi internazionali. Certamente, si può obiettare, non è un organo formalizzato, né con uno status legale. Ma di fatto assume un ruolo che è proprio del Consiglio dei Ministri. (…) Altro elemento assolutamente anomalo è che attraverso questo comitato, sia pur sempre in maniera informale, vengono inseriti a un ruolo di decisione di governo i capi dei partiti. La cui presenza è nella nostra costituzione tenuta fuori dagli organi rappresentativi degli eletti. Norma che è garanzia per i cittadini di una non diretta politicizzazione degli organi di governo. Perché una volta eletti si rappresenta la Repubblica.

 

Dunque i custodi della Costituzione, quelli che nel 2017 hanno detto “No” al referendum che ne cambiava leggermente la struttura senza tuttavia alterarne i pesi, decidono nel privato dei loro incontri, in modo assolutamente arbitrario, dicendo una cosa e facendone un’altra, come se non esistesse altro che il loro pensiero, di strutturare un contratto incostituzionale che stravolge le regole della vita democratica dell’Italia e che verrà sottoposto ad una minoranza per la sua approvazione: per minoranza non ci riferiamo ai poveracci che sotto allucinogeni hanno votato a cazzo il 4 marzo, ma a quella minoranza che voterà su Rousseau e si recherà ai gazebo della Lega. Personalmente, ritengo ci sia materia per indagini approfondite, poi in questo paese dove tutti sanno tutto e sempre meglio degli altri, ognuno si prenderà le sue responsabilità.

Ma c’è di più. La frase:

“le azioni riguardanti i temi controversi saranno sospese per almeno dieci giorni, in modo da dare al Comitato il tempo necessario per raggiungere un’intesa e suggerire le scelte conseguenti”

 

va ancora più in là perché esautora il parlamento dalle sue funzioni, cancella il dibattito ed il voto ed il diritto degli eletti di togliere la fiducia al governo e di discutere fino a quando non si siano trovate le soluzioni politiche e non contrattuali alle dispute fisiologiche che reggono il gioco democratico. Poi il contratto, si spinge più in là, ed ha l’ardire di parlare di conflitto di interessi:

 

“Riteniamo che debba qualificarsi come possibile conflitto di interessi l’interferenza tra un interesse pubblico e un altro interesse, pubblico o privato, che possa influenzare l’esercizio obiettivo, indipendente e imparziale, di una funzione pubblica, non solo quando questo possa portare a un vantaggio economico a chi esercita la funzione pubblica e sia in condizione di un possibile conflitto di interessi, ma anche in assenza di un vantaggio immediatamente qualificabile come monetario”

 

Pare scritto per Berlusconi, ma il conflitto di interessi non è solo dell’ex cavaliere, ma anche di Davide Casaleggiopadrone in tutto e per tutto del M5S. Così la possibile coalizione gialloverde che puzza sempre più di neofascismo filoputin e filoorban sposa dinamiche assolutiste, spinge sul populismo, parlando di condono del debito pubblico e di uscita dall’euro, mentre ufficialmente di uscire dall’euro non ne vogliono sapere, quindi rispetto al conflitto di interessi si spingono ancora più in là, dichiarando

 

“Intendiamo inoltre estendere la disciplina a incarichi non governativi ossia a tutti quei soggetti che, pur non ricoprendo ruoli governativi, hanno potere e capacità di influenzare decisioni politiche o che riguardano la gestione della cosa pubblica, come ad esempio i sindaci delle grandi città o i dirigenti delle società partecipate dallo Stato”

 

e mantenendo la più ampia discrezione rispetto a ciò che potrebbero essere gli effetti della norma contenuta nel contratto su coloro che hanno incarichi di governo. La sensazione è che, più della rivoluzione della quale Di Maio ha vaneggiato nei suoi disarticolati e sgrammaticati interventi pubblici, si stia lavorando su una involuzione antidemocratica che, date le simpatie di entrambi i leader per Putin ed Orban, non stupisce, ma inquieta fortemente.

Parlando di giustizia, c’è da farsi venire la pelle d’oca. Il contratto, scrive ancora l’Huffington Post, vagheggia di:
1) riforma della prescrizione; 2) il potenziamento della legislazione anti-corruzione da realizzare “aumentando le pene per i reati contro la pubblica amministrazione”, introducendo il “Daspo per i corrotti e corruttori”, l’introduzione “dell’agente sotto copertura” e “dell’agente provocatore”; 3) il “potenziamento” delle intercettazioni (…) “per garantire il principio di certezza della pena è essenziale abrogare tutti i provvedimenti emanati nel corso della precedente legislatura, tesi unicamente a conseguire effetti deflattivi in termini processuali e carcerari a totale discapito della sicurezza della collettività”

Insomma più inasprimenti delle pene uguale più giustizia, che detto da un partito fondato da un condannato e da un’altro partito che ha problemi con lo stato per 49 milioni di euro, che è alleato di un’altro condannato – riabilitato certo, ma la condanna non è stata cancellata – lascia non solo perplessi ma fa ridere. E fa paura. In più lascia da parte le future richieste dei Magistrati. Furono loro infatti a chiedere che i tribunali più piccoli venissero chiusi secondo criteri di efficienza. Cosa faranno con il CSM? Secondo la questione del conflitto di interessi così come formulata, il Magistrato Davigo, il cui programma dell’Anm sembrano essere l’ispiratore del programma giustizia del contratto, sarebbe in odore di conflitto di interessi o no?

Pressapochismo alla Nicolás Maduro e pugno di ferro alla Putin per fare dell’Italia una nuova Cuba.

Tocca sorvolare, per non morire dal ridere, sulla vendita de patrimonio immobiliare dello Stato alle famiglie, più populisti di così! L’hanno chiamata cartolarizzazione, l’hanno pensata e messa lì molte volte, non l’hanno mai approvata. Dicono, dalla caverna gialloverde, che grazie alle vendita si abbatteranno dieci punti di debito pubblico, ma la cronaca racconta che il mondo della Sacra Setta va in una direzione e la realtà – soprattutto quella dei conti, ché bisogna saperli fare – in un altra. I conti della Lega li raccontano una banca chiusa, un giornale fallito ed una radio chiusa anch’essa, diamanti dalla Tanzania, le condanne a Bossi e al Trota e i soliti 49miloni di euro di cui nessuno parla.

Tutto il resto del contratto lo trovate qui, commenti dell’Huffington Post inclusi. Il paragrafo sulla cultura è raccapricciante, lo diciamo da operatori culturali oltre che dell’informazione, e parla vaghissimamente, di “mettere al centro la qualità dei progetti artistici” e il metro di giudizio speriamo non sia la scarsa cultura di Di Maio, sennò toccherà far scrivere i progetti dagli studenti di terza media.

Per concludere un articolo che non avremmo mai voluto scrivere, il contratto e tutte le sue inquietanti sfumature nascoste tra cose suggerite, temi non trattati e possibilità non enunciate sono l’espressione più inquietante del populismo italiota quello che in nome dell’ignoranza e dell’incultura eletta a vanto, lancia i nuovi barbari, per citare il Financial Times, nell’olimpo dei Nicolás Maduro della venezualizzazione dell’Italia e della destabilizzazione filoputiniana dell’Occidente, di cui l’Italia è partner fondamentale.

I signori in gialloverde dicono che quella bozza è superata. E rendono il tutto ancora più inquietante. Perché una cosa è governare, una cosa è sfidare il pericoloso ed invisibile limite tra governo ed eversione pensando che il voto popolare sia una specie di investitura al passaggio dall’umano al divino che permette qualsiasi cosa, perché il contratto non solo sfida la Costituzione, ma si pone come strumento per la creazione di qualcosa di parallelo alla Costituzione Italiana che non può che preoccupare fortemente e sul quale bisogna vigilare con attenzione.

 

 




 

 

(16 maggio 2018)
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