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Italiani al voto con un sistema creato per non governare

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di E.T. #politiche twitter@gaiaitaliacom #elezioni2018

 

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E’ il giorno degli Italiani. Del loro voto. E’ il giorno nel quale i cittadini di questo paese, nonostante i loro politici raccapriccianti, si troveranno a fare lunghe file, a trovare seggi che aprono in ritardo, a doversi sorbire le sfilate dei vari Di Maio, Berlusconi, Salvini quando non Renzi, Meloni o il comunista col rolex di turno, insieme a segretari vari di vari partititini nati perché “c’è il proporzionale alla poltrona! alla poltrona!”, e dei loro sorrisi ai fotografi famelici. E’ il giorno nel quale gli italiani che hanno votato “No!”, avendo creduto a tutto fuorché a quello che stava loro sotto gli occhi, nel dicembre 2016, si troveranno a votare con una legge elettorale che non è in grado di garantire la governabilità. E che è stata votata apposta.

La nostra amica e collaboratrice Lorenza Morello scriveva il 3 marzo scorso in un post sulla sua pagina Facebook che l’Italia è, al momento, “un paese che merita di diventare colonia di qualcun altro. Magari una democrazia vera, seria ed evoluta, che sappia valorizzare davvero le nostre potenzialità e non depauperare tutte le risorse per mantenere una classe politica che in tutti questi anni si è dimostrata egocentrica, edonistica ed egoriferita e che ci ha ridotti sulla soglia di una delle peggiori crisi della storia”. Morello non esagera. Gli Italiani sono chiamati a votare con una legge elettorale che è lo specchio esatto della volontà di chi l’ha votata: la volontà di continuare a raccontare alla propria porzione di paese, una realtà italiana che è esattamente quella che la porzione di paese che si sente rappresentata da uno schieramento, piuttosto che da un altro, vuole sentirsi raccontare.

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Schede sbagliate, seggi in ritardo, politici da sorrisi a 38 denti, televisioni che hanno già deciso chi ha vinto, ma soprattutto gli appelli del venerdì precedente al cosiddetto “giorno del silenzio” (patetica decisione, ridicola ed inutile) nel quale i tre maggiori leader dei tre schieramenti più importanti avevano già deciso di avere vinto: tutti e tre.

Attendiamo ora i risultati che dal 5 marzo cominceranno a prendere forma definitiva per sentire quei politici, come al solito, proclamarsi vincitori (soprattutto quando hanno perso), proclamare a gran voce che ci sono stati brogli, gridare alla dittatura. Poi le Femen che a tette nude gridano a Berlusconi “sei scaduto” quando non c’era proprio bisogno delle Femen.

Se il paese sarà ingovernabile, e crediamo che lo sarà e che le coalizioni nate per andare al voto si scioglieranno come neve al sole – sapevano anche questo, non datevi pena – diranno tutti che occorre andare al voto entro sei mesi con una nuova legge elettorale che avrà bisogno di una “coalizione responsabile” per la sua approvazione. E saremo alle solite.

Noi non speriamo che finisca così e, come voi, staremo a vedere.





(4 marzo 2018)

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