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Il tempo passato dei dalemiani che non tornerà più nonostante qualcuno sia sempre lì

di Daniele Santi #Politica twitter@gaiaitaliacom #dalemiani

 

 

Massimo D’Alema ha detto lo scorso 20 febbraio una grande verità: che c’è stato un tempo in cui c’erano moltissimi dalemiani, ma ha dimenticato di dire alcune cose fondamentali: i tempi cambiano, le persone pure, figurarsi la politica. Ciò che non cambiano sono le ambizioni di qualcuno che pur di imporre il proprio ego, le proprie idee e la propria linea di (cattivo) pensiero, non esita a mettere a repentaglio la stabilità di un paese. Massimo D’Alema è bravo in molte cose. Nella devastazione della scelta politica per le sue ambizioni personali nessuno lo supera.

Pochi gli scrupoli: i governi prodi fatti cadere con subdole manovre sono ancora lì a ricordarlo. Non è un problema, direte voi, tutti gli uomini politici fanno porcate. Non siamo d’accordo. Non tutti gli uomini politici fanno porcate. Le fanno coloro che sono accecati dalla loro sete di potere ed alla loro sete di potere pospongono gli interessi del Paese. I fallimenti di Massimo D’Alema sono innumerevoli: dalla Bicamerale che doveva sancire una specie di patto indistruttibile con Silvio Berlusconi che lo prese a sberle come si fa con i ragazzini insegnandogli, al presuntuoso D’Alema, che per quanto ci si ritenga furbi c’è sempre qualcuno più furbo di noi ad un governicchio che fu retto dalla peggior destra del tempo, parliamo di Cossiga e Mastella (quest’ultimo fece addirittura un partito apposito per appoggiare il secondo governo dalemiano) e grandi operazioni di facciata come la cancellazione del servizio militare obbligatorio ed il ritorno in Italia di Silvia Baraldini. Cose che servirono alla sua immagine, non all’Italia.

Fece scuola Massimo D’Alema, così profondamente che il suo prode condottiero, Pierluigi Bersani già smachiatore di gziaguari, si fece prendere a sberle dal M5S proprio come il leader Massimo si fece schiaffeggiare da Berlusconi: l’importante è fare scuola. Quale scuola, università gratuite [sic] a parte, meglio non saperlo.  E nemmeno importa.

Massimo D’Alema è stato un grandissimo condottiero: ha perso tutte le elezioni possibili con la sua insostituibile sinistra ché la sinistra come la fa lui non la fa nessuno. Ma ha vinto tutte le elezioni nelle quali è stato candidato, sbaragliando innumerevoli avversari: perché la racconta bene. E’ colto. ha fascino. Dialettica. Purtroppo per lui non basta più.

Perché la solfa dei dalemiani e del D’Alema non funziona più.

La sua ultima operazione politica, nota per essere stata studiata a tavolino per distruggere l’attuale dirigenza del PD, non riuscirà nell’intento perché Massimo D’Alema è un vecchio leader ombra che non ha più cartucce al suo fucile che non siano i vecchi giochetti dietro le quinte che ormai conoscono anche i polli, che son poi quelli che han creduto al leader Massimo e che si chiamavan dalemiani, o l’esercito targato Lega Coop che in nome di una sinistra che non esiste ha chiamato un leader che gioca a fare il rivoluzionario di turno, dimenticandosi incoscientemente di essere una ex toga già presidente del Senato che più istituzionale non si può.

Dunque il Massimo D’Alema visto in televisione inacidirsi vieppiù ad ogni parola di Matteo renzi che elencava semplicemente ciò che l’appannato ed ombroso leader di sinistra [sic] è, e rispondere velenoso coerentemente al suo stile non è nient’altro che ciò che è sempre stato: un discutibile uomo politico abilissimo nel gestire il suo potere personale, ma assolutamente insofferente ad ogni critica. Sono quelli come lui a farsi i partiti personali per gestire il potere. Anche se sembra che lo affidino ad altri. E le urne sono destinati a sbugiardarli ancora. Qualsiasi sia il loro cognome.

E il Massimo D’alema visto in tv non è Massimo D’Alema. E’ il suo clone venuto peggio.

 




(21 febbraio 2018)

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