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Dire che “sono usciti di senno” significa pensare che “il senno” lo abbiano usato almeno una volta…

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di Daniele Santi, twitter@gaiaitaliacom

 

 

Sento spesso ultimamente (sempre più spesso), l’espressione: “sono usciti di senno” riferita più ai politici, ritenuti colpevoli di ogni cosa, ma non colpevoli di farsi eleggere da  – e dover rappresentare – un popolo come quello italiano, ma anche a persone di qualsiasi tipo ed estrazione. Tipo l’infermiere capo del pronto soccorso di una città italiana dove mi sono recato qualche tempo fa, bersagliato da occhiate malevole e battute acide da pazienti in attesa che lo giudicavano un inetto perché correva come un ossesso da una stanza all’altra per prestare le cure del caso a quattro pazienti gravi, giunti praticamente contemporaneamente. Ho ascoltato l’espressione da una parente che contestava l’operato della professoressa di francese del prodigioso pargolo frutto del suo seno il quale pronuncia le lingue straniere con la stessa attenzione con la quale Salvini tratta gli immigrati, con la stessa cura. La parente sosteneva che l’insegnante era uscita di senno perché pretendeva una corretta pronuncia della lingua di Napoleone. Alla domanda sul perché ritenesse esagerato pretendere che il francese fosse pronunciato alla francese ha biascicato di “rigidità” ed “antipatia personale” verso il pargolo frutto del suo seno.

Pochi giorni fa un lettore di Gaiaitalia.com Notizie ci scriveva un messaggio sulla nostra pagina Facebook dove rendeva noto che gli esponenti del M5S erano “fuori di senno”, espressione che ben si adatta non solo alle esternazioni politiche degli aderenti alla Sacra Setta di Grillology, ma anche all’esponente politico che insegnava alle donne come non farsi violentare, perché lui – che è maschio – conosce come si fa ad evitare la violenza maschile, ma non come si tiene la bocca chiusa; o a quell’altro che fa esporre la bandiera catalana sul pennone del suo Comune perché si è sempre più separatisti di qualcun altro. Espressione che ben si adatta a Massimo D’Alema quando parla della Roma “pronta per la serie B” e questa subito dopo vince quattro partite di seguito (e le vince alla grande). O ancora a Pierluigi Bersani che parla di piccioni e tacchini, dopo avere straparlato di giaguari e bambole da pettinare, in ardite metafore politiche partorite in nome del Comunismo con il Rolex e di considerevoli conti bancari a sei zeri. “Fuori di senno” si applica anche al buon Matteo Renzi quando scade nell’eccesso di protagonismo travestito da sogno di dominio della scena politica italiana per decenni, sogno che gli fa perdere di vista che ha anche le doti per essere un buon politico; o al Silvio Berlusconi retto da alcuni palanchi e da un trucco da 2 chili di fondotinta che parla per un’ora come se avesse 18 anni anziché 81 e tutto un futuro di successi di fronte a sé e non un passato meno che chiaro dietro…

“Fuori di senno” è espressione che dovrebbe identificare qualcuno che improvvisamente, dopo una vita spesa tra comportamenti ineccepibili, sane e controllate follie, rapporti umani equilibrati e nessun eccesso nel suo rapporto con l’ambiente circostante, rimanga fulminato da un non ci è dato sapere cosa e cominci ad alterare visibilmente il suo comportamento.

Ma se ci riferiamo a ciò che si è visto in questo paese negli ultimi vent’anni e al peggioramento del ciò che si è visto degli ultimi dieci, passando per l’incancrenimento della stupidità umana degli ultimi cinque, tacciare qualcuno di essere “fuori di senno” significa pensare che un senno, in qualche remoto passato, ce lo abbia avuto.





(3 ottobre 2017)

©gaiaitalia.com 2017 – diritti riservati, riproduzione vietata

 



 

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