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La Lega fuori dal Parlamento per una settimana: sopravviveremo anche a questo

Matteo Salvini in una delle sue versioni anti-meridione prima della conversione sulla via del lepenismo

di Giovanna Di Rosa, twitter@gaiaiataliacom

 

 

Matteo Salvini le prova tutte: non potendosi mettere contro i giudici come ha annunciato da più parti, nemmeno con le “firme di milioni di cittadini che hanno sostenuto la Lega con le loro sottoscrizioni” perché i giudici – sono parole loro – hanno agito “a tutela del parlamento” cioè di soldi pubblici destinati al finanziamento pubblico dei partiti che i leghisti, qualche leghista, un leghista, cento leghisti, e chi se ne frega quanti, si sono intascati per un totalino di 49milioni di euro.

Matteo Salvini punta i piedi e fa la vittima: la Lega abbandonerà il parlamento per una settimana in segno di protesta e gli Italiani applaudiranno in coro in segno di sollievo. Poi la Lega si libererà di Umberto Bossi, su ordine perentorio del buon Salvini, e l’Umberto gliela farà pagare cara perché quando la banca della Lega falliva, Salvini nella Lega c’era già; quando la radio della Lega falliva, nonostante i finanziamenti pubblici, Salvini nella Lega c’era già, e della radio era stato anche il direttore; quando il giornale della Lega falliva, nonostante i finanziamenti pubblici, Salvini nella Lega c’era già. Non può quindi fare la vergine e gridare al complotto altrui. Ciò non significa naturalmente che Salvini abbia  responsabilità personali in questo guazzabuglio, anzi certamente non ne ha nessuna. Ma ha pesanti responsabilità politiche. La prima delle quali è non avere denunciato cosa succedeva. Ed è un po’ in là con l’età per una plastica vaginale per la ricostruzione dell’imene.

Così gli restano le grida: la Lega non può rimanere confinata alla Padania e deve diventare una forza europea – vuole fare la fine della bionda Le Pen, diciamo – perché non si può lasciare il Sud nello stato in cui è… E via e via.



Ci sentiamo, da queste pagine, di pregare i lettori e gli amici del sud di fare sapere a Salvini cosa pensano di lui, così che esca dal sogno che genera mostri: perché non meno di due anni fa il segretario disperato di un partito in bolletta diceva cose ben differenti del meridione d’Italia, basti dare un’occhiata al web, che ha più memoria di lui: nel 2015 a Pontida, Salvini definiva i meridionali “impresentabilI”; nel settembre del 2014 Salvini gridava di non volere “terroni” nelle “scuole del Nord” e condiva la dichiarazione con un coro anti-terroni a Pontida. Sempre a Pontida, nel 2012, era ottobre, Salvini diceva “niente euro per i meridionali, non se lo meritano”, e potremmo continuare. Certo. Salvini aveva le sue buone ragioni per scagliarsi contro la gente del Sud Italia, la principale delle quali è: “Li conoscevo poco”, che in salvinese significa che non aveva ancora pensato di sfruttarli elettoralmente a suo piacimento, tradendo il federalismo bossiano per una estremismo lepenista nazionale anti-immigrato e antigay.

Dopo la sentenza che obbliga la Lega a restituire 49 milioni di euro e la decisione di bloccarne i conti Salvini ha ora l’acqua alla gola, così, come primo atto in pubblico anziché fare ammenda, decide di ritirare dal parlamento la Lega e i leghisti. Per una settimana. Poi staremo a vedere. Fino ad allora leggeremo solo di lui e lo ascolteremo in tutte le stazioni riciclarsi in tutte le salse. Una più acida dell’altra.





(18 settembre 2017)

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