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Catalogna, Mariano Rajoy fa lo sgambetto all’Indipendenza

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Mariano Rajoy è un mediocre convinto di essere un genio, come troppi di quelli che fanno carriera fino a posti di estrema responsabilità. Conosce la forza brutale dell’imposizione “istituzionale”, ed è troppo poco scaltro per rendersi conto di essere caduto in pieno nella trappola degli astuti catalani che lo provocano dai tempi del suo insediamento alla carica di Primo Ministro con la faccenda dell’Indipendenza per cavarne l’anima intollerante, vagamente dittatoriale, un po’ facha, tipica della destra cattolica nera iberica. Anche stavolta Mariano Rajoy non si smentisce e con un “pronto intervento” fa bloccare dall’avvocatura di Stato il referendum sull’indipendenza catalana previsto per il 1 ottobre.

Il risultato è che il comportamento di Rajoy, e la furbizia della dirigenza catalana, non farà che esacerbare gli animi non solo degli indipendentisti, ma anche dei più moderati, coloro che in fondo l’indipendenza non la vorrebbero, ma che di fronte alle imposizioni si sentono saltare la mosca al naso (leggersi libri seri su ciò che Franco fece ai catalani per capire le ragioni di tanta insofferenza verso il potere spagnolo centrale) e il referendum i fieri Catalani lo faranno lo stesso. E c’è da dubitare che Mariano Rajoy mandi i carri armati per fermarli, anche se non gli dispiacerebbe farlo.

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Il Primo Ministro spagnolo Mariano Rajoy

I giudici della Consulta spagnola, hanno capito poco della questione, proprio come Mariano Rajoy, e pensano di fermare l’onda indipendentista catalana con le notifiche di sospensione non solo al presidente della Generalitat, Carles Puigdemont, ma anche a tutti i membri del parlamento catalano. Anche i politici catalani doranno essere formalmente informati ed insieme a loro pure il capo della polizia catalana, i Mossos d’Esqudra, Pere Soler, convintissimo indipendentista insieme al maggiore dei Mosssos, Josep Lui Trapero, che è l’uomo che parlava alla Spagna tutta dopo l’attentato jihadista del 17 agosto scorso a Barcellona. Notifiche personali anche al presidente della tv catalana, Nuria Llorach ed al presidente di TV3, canale catalano della tv di Stato, Rtve, Vincent Snachis.

Con queste notifiche la Spagna conservatrice di Mariano Rajoy pensa di vincere la partita con la Catalogna che va avanti: il 1 ottobre si voterà il referendum sull’indipendenza catalana e se il sì vincerà la legge che sancirà la separazione dalla Spagna, approvata nella notte tra il 7 e l’8 settembre con procedura d’urgenza, entrerà in vigore immediatamente. Poi Rajoy ed il suo Partito Popolare degli scandali potrebbero fare i conti con i rigurgiti indipendentisti dei Paesi Baschi, insieme alla Catalogna motore economico della Spagna intera, il cui Governo, con tutti questi indipendentisti in giro, potrebbe essere costretto a chiedere agli spagnoli di mettersi a lavorare. Richiesta impopolarissima.

 




 

(8 settembre 2017)

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