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74ª Mostra Internazionale di Arte Cinematografica ed il piccolo film di Gianni Amelio

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di Emilio Campanello, #Venezia74

 

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Casa d’altri, di Gianni Amelio, fuori concorso, è un corto di sedici minuti dedicato al terremoto del 24 agosto dello scorso anno, girato con la consueta, umana sensibilità di questo regista sempre alla ricerca dell’approfondimento dei rapporti umani, dei rapporti fra le persone ed in relazione con il proprio ambiente, da cui il luogo: Amatrice, distrutta e che ancora oggi stenta ad essere ricostruita. Amelio ha scelto alcuni volti, alcune parole, dei frammenti di storie e li ha montati con il pudore che gli conosciamo. Vediamo dei cumuli di macerie e delle macchine che lavorano a frantumarle fra nuguli di polvere grigia; si avanza una coppia che si fa due foto sullo sfondo della distruzione. Un ragazzino di fuori parla al telefono con un amico lontano, stentando a fargli comprendere l’orrore che sta vedendo e che gli stringe il cuore. Parla delle piccole case costruite, carine ed in cui “si può vivere”, dice. Davanti ad una di queste, un uomo anziano stende il suo bucato, poi rientra, guarda delle cose, quelle che sembrano immaginette, le bacia, poi lava i piatti. Esce e per strada mostra ai passanti quella che era una piccola foto, nella speranza che qualcuno possa riconoscere quel volto, dargliene qualche notizia. E’ un uomo solo, isolato, incompreso, pochi guardano veramente quella immagine, i più si allontanano infastiditi. Sentiamo le parole di una giovane donna che racconta il destino di una coppia di vicini e si dice indignata ed addolorata contro chi si fa le foto in quella distruzione, contro chi chiede indicazioni per vedere le macerie… Che sono poi gli stessi che intralciano in caso di incidenti e rallentano i soccorsi con la loro morbosa curiosità, o che vanno a spiare una nave semiaffondata. Ascoltiamo le parole dense di significato di un operaio che si interrompe commosso e si allontana. Un piano sequenza ci mostra lo stato della città, poi vediamo arrivare l’uomo anziano che si ferma in un punto preciso, si china, comincia a spostare sassi, frammenti di materiali, terriccio, polvere, raspa, scava alla ricerca di qualcosa irrimediabilmente perduto… Ricordi, cose, persone, una vita intera.

E siamo daccapo, praticamente un anno dopo, con il sisma che ha colpito Ischia.

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Uscito da questo “piccolo” film, ed ancora pensoso, dopo essere salito sull’autobus che in pochi minuti porta all’imbarcadero dei battelli, sempre in Piazzale S.Maria Elisabetta, scendendo mi sono accorto che due dei leoni già dorati, ed ora color bronzo, sono volati sui cubi blu… Sì ora sono diventati due – io avevo parlato, in effetti, di uno – e sono certo che ne scoprirò altri. Certo erano un gran numero… alcune decine, uno per ogni anno del festival… Se dovessero decidere qualche azione per i loro diritti di animali mitici dimenticati, potrebbero bloccare l’isola od oscurare il sole, volando in formazione!





(2 settembre 2017)

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