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Angelino Alfano si assume il merito della crescita del PIL: “Abbiamo garantito stabilità”

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di Daniele Santi, twitter@gaiaitaliacom

 

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La crescita (inaspettata!) del PIL ha già un “padrone”: è Angelino Alfano. Il ministro degli Esteri più disastroso della storia recente d’Italia, si è infatti assunto la paternità della crescita del PIL, crescita inaspettata che ha stupito persino il governo, perché il suo partitino “ha garantito stabilità”. Lo ha comunicato urbi et orbi – e anche ai sordi – con un roboante post dal suo profilo Twitter.

 

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E’ evidente che, soprattutto dopo il fallimento voluto dalle sinistre col rolex e dal M5S del referendum dello scorso dicembre, non si può dare torto ad Alfano se racconta che con i suoi voti, o se preferite coi voti del suo partitino, ha garantito la stabilità dei governi succedutisi a quello di Letta – quello ha nominato Luigi Di Maio alla vicepresidenza della Camera, un governo di gente geniale! – permettendo che le leggi avessero i voti necessari per essere approvate. Alfano ricorda un concetto semplicissimo che troppo spesso elettori e politici che vendono fumo dimenticano di riflettere e far riflettere. Non importano le ideologie, non importano le correnti, non importano i comunisti, ex comunisti, renziani, bersniani, alfaniani, berlusconiani, teste di legno a 5Stelle: le leggi si fanno se ci sono i voti per approvarle. Tutto il resto è – tristemente – fuffa.



Dunque Angelino “sono bravino” Alfano ha lanciato un importante messaggio sia al PD che all’ex padre putativo Silvio Berlusconi: “Sono affidabile. Sostento i Governi che decido di sostenere, soprattutto quando mi vengono affidate poltrone. A me ed ai miei. In vista del 2018 tenete in conto la mia affidabilità. Non si sa mai che abbiamo bisogno dei miei voti”. Non ci si prendono solo i meriti, ma si mettono anche sul piatto della bilancia.

Dunque dopo aver premiato l’Italia nella passata legislatura Angelino Alfano, in cambio di qualche poltrona, è disposto a premiarla anche nella prossima, quella che nascerà dalle elezioni del 2018; quella che – dice Renzi, e lo dice solo lui – dovrà avere alleanze certe prima delle elezioni e non dopo comme d’habitude. Alfano rimpiange il Berlusca ed è attirato, lui che della destra più destra è sempre stato alfiere, da una grande ed assai poco decente coalizione di ultra-destra che vada da Casapound alla Lega di Salvini?

Non sappiamo. Per adesso si assume i meriti. Per il resto c’è tempo.





(16 agosto 2017)

 

 

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