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Studenti iraniani con iscrizione ad università italiane non vengono ricevuti dalla nostra Ambasciata nel paese

di Giancarlo Grassi

 

 

Un giovane studente iraniano, già iscritto al Politecnico di Torino ed ora trasferito ad un’Università della Calabria, rende noto alla nostra redazione attraverso un’email, che il Consolato d’Italia a Tehran si rifiuterebbe di ricevere un gruppo di studenti già in possesso di iscrizione e regolare documentazione atta ad avere un permesso di studio per l’Italia.

Secondo le notizie contenute nell’email  si tratta di un “un gruppo studenti iraniani ammessi alle università d’italia” che dovrebbe consegnare la documentazione per il visto di studio nel nostro paese, ma “purtroppo il Consolato d’Italia a Teheran non rilascia l’appuntamento per consegnare i documenti ed effettuare la pre-iscrizione“. Secondo lo scrivente, che scrive a nome del gruppo di studenti, sono state inviate “email per prenotare un appuntamento però non abbiamo mai ricevuto un appuntamento perché la casella di posta studi.teheran@esteri.it è sempre piena”…

 

Il nostro scrivente iraniano ci invia una email a riprova di quanto dice, che pubblichiamo in alto. Noi abbiamo scritto all’indirizzo email in questione e non abbiamo ricevuto un messaggio di ritorno che dica che l’email è piena. Almeno, non ancora.

Gli studenti lamentano giustamente, di avere investito denaro nella loro pre-iscrizione, denaro che – come si evince da un documento che riportiamo – perderebbero nel caso la loro iscrizione non andasse a buon fine. Gli studenti dichiarano inoltre che sia stata loro indicata una prima data di scadenza, il 19 luglio, poi rimandata al 25 luglio, e poi il nulla.

 

L’email che abbiamo ricevuto riporta anche il fatto che ogni giorno entrano al Consolato oltre 150 persone per richiedere un visto turistico che costa dai 150 ai 900 euro. Queste 150 persone non avrebbero difficoltà ad ottenere l’appuntamento, mentre gli studenti sì a causa di “carenze di personale ” e overbooking.

 

Ci informano, vedere foto in alto, di avere inscenato una manifestazione davanti all’ambasciata italiana a Teheran e di non avere ancora ricevuto risposta. Sentono di avere perso un anno di vita. I documenti che pubblichiamo non recano i nomi e i cognomi di chi li ha inviati, ma le loro generalità sono in nostro possesso nei nostri archivi.

Se la situazione fosse davvero quella descritta sarebbe vergognoso.

Da parte nostra possiamo solo pubblicare questo articolo ed inviarlo all’indirizzo email in alto, sperando di ottenere risposte dal Consolato d’Italia a Tehran.





(31 luglio 2017)

 

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