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Migranti: Francia e Spagna dicono no all’apertura dei loro porti, cosa ci siam persi?

di Giancarlo Grassi

 

 

 

 

Dunque mi piacerebbe sapere cosa ci siam persi. Nella giornata del 3 luglio, nemmeno 24 ore fa, mica un secolo, i giornali italiani titolavano trionfanti sull’accordo raggiunto con Francia e Germania sulla questione migranti, parlavano di 35 milioni alla Libia – notizia poi scomparsa da ogni dove – per non meglio precisate misure di prevenzione. Innanzitutto, dato che la prevenzione non l’han mai fatta, vorrei capire perché dobbiamo dargli altri soldi per continuare a non farla, perché son anche soldi nostri. Non solo dell’UE. Poi, dato che Spagna e Francia all’indomani del vertice a tre che doveva avere sistemato ogni cosa, han detto che di aprire i loro porti nemmeno a pensarci, vorrei capire cosa mi son perso.

Ciò che son sicuro di non essermi perso è lo scontro tra Juncker e Tajani, entrambi esempi di raro attaccamento alla poltrona ed alle cariche ed altrettanto raro esempio di incapacità e destrezza nel non risolvere nulla: il primo dice agli europarlamentari “siete ridicoli”  e l’altro che lo riprende, forse sentendosi tirato in mezzo; nemmeno mi sono perso le parole del proprio Juncker che ha dichiarato che la Commissione Europea dimostrerà “con i fatti che vogliamo rimanere solidali, soprattutto con l’Italia che dimostra un atteggiamento eroico. La solidarietà è d’obbligo. Non abbiamo diritto di perderci negli egoismi nazionali. La Commissione ha fatto molto ma non tutto quanto avrebbe dovuto fare perché i nostri mezzi tecnici e finanziari sono limitati”, quindi dopo avere chiuso l’intervento con un “Viva l’Italia” francamente inopportuno, Juncker ha chiuso la storia contento di avere pronunciato la parola solidarietà due volte in poche righe ed avere definitivo l’Italia eroica.

“Solidarietà+eroismo” in così poco spazio significano solo una cosa: che l’Italia si arrangi.

Più di 85mila migranti dall’inizio dell’anno ad oggi solo in Italia sono una cifra che spaventa, soprattutto perché questo paese – prenda anch’esso della sindrome da dementi della solidarietà per sentirsi buoni – i mezzi per accogliere tanta gente non ce li ha (prima di darmi del razzista sappiate che la mia donna è africana ed ho figli mulatti); l’italico popolino è di un razzismo senza limiti ed i bivacchi alle stazioni o per le strade o piazze che siano, uniti alle bufale sui migranti di Salvini e 5Stelle, non aiutano certo la convivenza. Non sto dicendo che sia giusto quel che accade, che siano giuste le grida “tornatene a casa tua”, che sia giusto offendere i migranti: sto dicendo che le cose non posso continuare in questo modo. Né per gli stranieri né per gli Italiani.

Fino ad oggi la risposta che arriva dall’Europa, a dimostrazione che solidarietà ed “arrangiatevi” vanno a braccetto come lo sporco e il sapone, è il “no” all’apertura dei loro porti di Spagna e Francia. Mariano Rajoy, politico impresentabile che nella più perfetta tradizione del cattolicesimo in politica quando dichiara di fare “a” poi farà “b”, aveva dichiarato la sua disponibilità a discutere. Ecco come discutono i Popolari spagnoli: dicendo “No”.

Da Emmanuel Macron che fa inseguire i migranti coi cani al confine, non c’era proprio da aspettarsi granché. L‘Austria sta pensano all’esercito per presidiare le sue frontiere e nel frattempo schiera quattro mezzi corazzati. Della Germania sappiamo abbastanza: Merkel vuole stravincere anche le prossime elezioni. Così Italia, Malta e Grecia soffocano sotto il peso di decine di migliaia di arrivi di disperati dalla Libia, quello stato che ha ricevuto milioni di euro per controllare il flusso di migranti e che ora, grazie al suo non avere fatto nulla, potrebbe ricevere altri 35 milioni di euro per continuare a non fare niente. Se questo è l’andazzo ditelo, smetto di lavorare e mi occupo di Libia.

Se questa è la maniera che l’UE ha di dimostrare solidarietà all’Italia, di combattere l’immigrazione clandestina e di risolvere il problema degli arrivi sulle nostre coste, stiamo freschi. Questa orda di disperati continuerà a lasciare i propri paesi sperando in una vita migliore per crepare nei centri di raccolta (ammassamento?) italiani, spesso dopo essere stati torturati e violentati in Libia ed avere evitato per un soffio di essere inghiottiti dal Mediterraneo come qualche altro migliaio di loro.

Un trionfo della solidarietà, sul serio.

 

 

 

(4 luglio 2017)

 




 

 

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